Citati su Proust

“…Vi fu un giorno in cui Proust capì di essere un luogo…Era un luogo unico, assoluto, dove forse nessuno era mai sceso: era un antro che il pensiero della natura aveva arrestato nell’ignoranza di tutte le altre cose, che il silenzio aveva mantenuto nel seno della solitudine…Guardando l’antro roccioso e la digitale,Proust capì che anche nel pozzo del suo animo si annidava un luogo simile. Anche in lui esisteva una creatura diversa da tutte le altre, senza rapporto con nessuno, senza affinità con nessuno, senza conoscenza di nessuno:una specie di uomo oggetto, senza occhi, senza udito, senza parole, più cieco di un frutto, più muto di un fiore, più sordo di una pietra. Nessuno era mai disceso nel suo animo e nemmeno lui stesso. Col tempo, Proust capì che doveva scovare in quell’antro di tenebra, che portava in se stesso. Avrebbe scoperto che quel punto isolato era il centro della terra: si allargava, si ampliava, entrava in rapporto con tutti gli altri punti del mondo, attraeva nel suo fascino i suoni e i colori, le luci e le ombre, la parola e il silenzio. Doveva portarlo alla luce, lasciandogli tutta l’oscurità. Il brivido, il terrore dei luoghi nascosti…. Proust non cessò mai di essere un luogo…non smise mai di essere una spugna passiva, che si imbeveva di ogni sensazione…”

 Da La colomba pugnalata di Pietro Citati, Adelphi

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