Charles Reznikoff

Bambini

1

Una volta, tra i trasporti, ce ne fu uno di bambini – due treni merci pieni.
I giovani che selezionavano gli averi di quelli portati alle camere a gas
dovettero spogliare i bambini – erano orfani –
e poi condurli al “lazarette”.
Lì le SS li fucilarono.

2

Un grosso camion a otto ruote arrivò all’ospedale
dove c’erano i bambini;
nei due trasporti – camion scoperti – c’erano donne malate e uomini
sdraiati sul fondo.
I tedeschi gettarono i bambini nei camion
dal primo piano e dai balconi –
bambini da uno a dieci anni;
li gettarono sopra i malati nei camion.
Alcuni bambini cercarono di attaccarsi ai muri,
graffiavano i muri con le unghie;
ma i tedeschi urlanti
picchiarono i bambini e li spinsero verso le finestre.

3

I bambini arrivarono al campo con degli autobus,
sorvegliati da gendarmi del governo francese di Vichy.
Gli autobus si fermarono al centro del cortile
e tutti i bambini furono tirati giù in fretta
per lasciare spazio agli altri autobus che arrivavano.
Spaventati ma tranquilli,
i bambini scesero in gruppi da cinquanta o sessanta fino a ottanta;
i più piccoli stavano attaccati ai più grandi.
Furono portati di sopra in stanzoni vuoti –
senza mobili
e solo sacchi di paglia sporca sul pavimento, pieni di scarafaggi;
bambini piccoli, anche di due, tre o quattro anni,
tutti sporchi e laceri,
perché avevano già passato due o tre settimane in altri campi,
senza nessuno che si occupasse di loro;
e ora erano diretti a un campo di sterminio in Polonia.
Alcuni avevano una scarpa sola.
Molti avevano la diarrea
ma non avevano il permesso di andare in cortile
dove c’erano i gabinetti;
e, benché ci fossero vasi da notte nei corridoi di ciascun piano,
erano troppo larghi per i bambini più piccoli.

Le donne nel campo, che erano deportate anche loro
e sul punto di essere condotte in altri campi
erano in lacrime;
dovevano alzarsi prima dell’alba
e andare nelle camerate dove stavano i bambini –
da cento a centoventi in ognuna di queste –
per sistemare i vestiti dei bambini;
ma le donne non avevano né sapone per pulire i bambini,
né biancheria pulita da dare loro,
e solo acqua fredda con cui lavarli.
Quando arrivava la zuppa per i bambini,
non c’erano cucchiai;
e era servita in tazze di latta
ma a volte le tazze di latta erano troppo calde perché i bambini potessero
[tenerle in mano.

Dopo le nove nessuno – tranne tre o quattro che avevano un permesso –
poteva stare con i bambini.
A quel punto ogni stanzone era immerso nel buio,
tranne una lampadina dipinta di blu secondo le istruzioni sull’oscuramento.
I bambini si svegliavano di notte
chiamando la mamma,
e allora si svegliavano a vicenda,
e a volte tutti nella stanza cominciavano a piangere
fino a svegliare i bambini nelle altre stanze.

Un visitatore una volta fermò uno dei bambini:
un ragazzino di sette o otto anni, bello, sveglio e allegro.
Aveva una scarpa sola e l’altro piede era nudo,
e il suo cappotto di buona qualità non aveva bottoni.
Il visitatore gli chiese come si chiamava
e poi cosa facevano i suoi genitori;
e lui disse: “Mio padre lavora in ufficio
e mia madre suona il pianoforte.”
Poi lui chiese al visitatore se avrebbe presto raggiunto i suoi genitori –
ai bambini dicevano sempre che di lì a poco sarebbero partiti per raggiungere
[i loro genitori –
e il visitatore rispose: “Certo. Tra un giorno o due.”
Allora il bambino estrasse dalla tasca
un mezzo biscotto dell’esercito che gli era stato dato al campo
e disse: “Questa metà la tengo per la mamma”;
e a quel punto il bambino che era stato così allegro
scoppiò in lacrime.

4

Altri bambini, anche loro separati dai genitori,
arrivarono con degli autobus,
e furono fatti scendere nel cortile del campo –
un cortile circondato da filo spinato
e sorvegliato da gendarmi.
Il giorno della partenza per il campo di sterminio
furono svegliati alle cinque del mattino.
Nervosi, mezzo addormentati, la maggior parte di loro si rifiutò di alzarsi e di
[scendere in cortile.
Delle donne – volontarie francesi, perché erano ancora in Francia –
gentilmente sollecitavano i bambini
a obbedire – bisogna! – e a abbandonare gli stanzoni.
Ma nonostante questo molti non volevano abbandonare i sacchi di paglia su
[cui dormivano
e a quel punto i gendarmi entrarono,
e presero in braccio i bambini;
i bambini strillavano impauriti,
lottavano e cercavano di aggrapparsi l’uno all’altro.

5

Delle sorveglianti della sezione femminile del campo di concentramento
mettevano dei bambini piccoli sui camion
perché venissero portati nelle camere a gas
e i bambini gridavano e piangevano, “Mamma, mamma,”
benché le sorveglianti volessero dare loro delle caramelle per calmarli.

____

Da: Charles Reznikoff, Holocaust, Black Sparrow Press, Santa Barbara 1975, p. 113; traduzione di Andrea Raos.

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