Un otto marzo come un giorno qualunque

IL MATTINO edizione di Avellino – 08/03/2011 pag. 31-34 – riflessioni

L’8 marzo, un giorno come un altro

Dalla festa all’indignazione, oggi chiedo un futuro certo

Facciamo che l’8 marzo non esista più, e che quindi non ci sia nulla da fare per questo giorno, detto «Festa della donna», nessun convegno, nessuna riunione, nessuna cena, nessun strip-tease maschile, nessuna mimosa da regalare, nessun bacio perugina da masticare. Facciamo che l’8 marzo, per un momento, sia un giorno come un altro, un qualunque giorno della settimana, della nostra vita, fatto di semplici gesti quotidiani: e cioè uscire di casa per andare al lavoro, o a scuola o all’università, o a fare la spesa, o andare all’ufficio di collocamento per cercare lavoro, o prendersi cura di una persona malata, prendersi cura dei figli, della casa. Uscire per andare a comprare un libro, una penna, un profumo, delle medicine, per bere un caffè, per andare in palestra, dal parrucchiere, per entrare in una chiesa e pregare, per stare ai giardini senza far nulla, per andare in banca e scoprire che si è in rosso, che il contratto di lavoro è scaduto e nessuno lo rinnova, e che il colloquio di lavoro della figlia della nostra vicina, non sia andato a buon fine, ed è il quinto, in venti giorni.

Facciamo che l’8 marzo scorra così, avvolto in una nube di dimenticanza, prese dai problemi della nostra vita, da quello che si sente in giro, a partire dalla ormai benemerita Ruby, passando per la Libia in fiamme, toccando le carrette del mare che si spaccano in due. Scoprendo la bambina che viene uccisa appena uscita dalla palestra, per finire alle cattedre scolastiche soppresse, alla benzina che aumenta, a chi non finisce il mese, a chi percepisce 600 euro per ogni minuto di trasmissione su RaiUno, ai posti di lavoro andati in fumo, alle pensioni che diventano sempre più lontane, a questa giostra di perdite e di conquiste collettive: qualcuno sentirebbe la mancanza di questa ricorrenza? Vorrei una risposta, sincera, per favore. È da tempo che non festeggio questo giorno, per la valenza simbolica che ha, valenza che il tempo, questo tempo, ha distorto, modificandolo in una trappola consumistica, a volte volgare, togliendo valore e senso al ricordo di donne morte nel rogo di una fabbrica, negli Stati Uniti, anni e anni fa. Una certa elettricità mi percorre la schiena, se penso alle manifestazioni, alle parole d’ordine, al sentimento di giustizia, di verità, di uguaglianza che si scandiva nelle piazze, alla necessità di un riconoscimento del fondamentale ruolo della donna all’interno della società.

Le donne volevano lavoro, dignità, salvaguardia della salute. E costruivano, nel contempo, altri saperi, altre conoscenze, altri ordini simbolici. È stato un momento importante nella formazione delle donne della mia generazione. Molto di quel sapere è diventato proprietà delle generazioni che sono venute dopo, che hanno elaborato e vissuto con maggiore determinazione le scelte della loro vita, a cominciare dal seguire le proprie vocazioni, dal mettere al primo posto della loro vita il lavoro, e non l’amore. E oggi mi chiedo: quale festa dell’8 marzo, per sentirsi protagoniste, di cosa? Di un corpo minorenne che si può comprare e che si offre, questo è ancor più grave, di una pulizia dentale che fa entrare in consiglio regionale, di un addomesticamento che può rendere addirittura ministeri? Sono queste le donne che possono festeggiare, oggi, un 8 marzo, simulacro di corpi e non di ideali. Lo festeggino loro, dunque, ma non in mio nome. Indignazione, questa deve essere la nuova parola d’ordine. Ieri dicevo a una amica, a proposito del futuro dei nostri figli, che dovremmo mettere su un comitato, come le madri della Piazza di Maggio, per rivendicare il loro diritto di lavorare, portare le foto dei nostri figli in piazza e pronunciare il loro nome, in coro, come in una Babele organizzata, perché è su questo che penso si debba concentrare la nostra attenzione di donne e di madri sul nostro futuro, che è anche il futuro dei nostri figli. Abbiamo messo al mondo il mondo e dobbiamo pretendere che abbia un futuro certo. Lavoro, ambiente, territorio, conoscenza, permanenza, creatività, dignità, felicità. Per questi obiettivi, l’8 marzo, per me, è ogni giorno.

Emilia Bersabea Cirillo

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2 thoughts on “Un otto marzo come un giorno qualunque

  1. Raffaella 09/03/2011 / 00:24

    Cara Emilia,
    m’indigno ed insisto anch’io, da anni, a ripetere che il giorno dell’8 marzo non è una festa. Oggi l’ho spiegato a mio figlio di sette anni, cos’è successo in quella fabbrica e che cosa significa morire per la dignità. L’ha compreso bene il senso delle mie parole ed è a lui che penso sempre, in ogni semplice gesto che compio tutti i giorni.
    Ed è ancora a lui ed ai suoi coetanei, già disorientati in una scuola pubblica che sta morendo, che noi madri volontarie costituiteci in Associazione, pensiamo varcando ogni pomeriggio il portone della scuola. Volontariamente ci occupiamo del tempo doposcuola dei bambini della Primaria. Ci siamo entrate con determinazione, senza calpestare i giardini dell’insegnamento ma al contrario piantandoci rose che stanno già fiorendo. Le vecchie aule obsolete e libere della scuola sono ora uno spazio per i bambini, dove alcuni genitori e qualche insegnante si fermano volentieri. Piano piano la diffidenza s’è trasformata in rispetto e conoscenza reciproca. Coltiviamo questi spazi pubblici con cura ed intendiamo consolidare quello che nato come un esperimento, sperando di farne un esempio per chi lo vorrà seguire.

    • emilia 09/03/2011 / 09:07

      Cara Raffaella, sono sempre più convinta che l’Italia vera è fatta di questi gesti silenziosi e sconosciuti di cura,di lavoro e di affetto.
      Bisogna mettersi in rete, conoscersi, raccontare le proprie esperienze, far girare la voce.
      Tu dove vivi? Io ad Avellino, i miei figli studiano a Roma, e così i figli di tanti amici che sono andati via.
      Sentiamoci, scriviamoci, incontriamoci.
      Costruiamo un futuro didignità, insieme.
      Grazie delle tue parole
      Buona giornata
      emilia

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