Gli inconsolabili

Oggi sono andata in biblioteca. Dovevo consegnare un libro preso in prestito: La passione del corpo, di Clarice Lispector. In effetti la biblioteca è un centro rete per ragazzi, ma ha molti bei libri. Ed è anche uno bello spazio, luminoso, accogliente, con nuovi scaffali colorati, sedie e tavoli in legno, comodissimi.

Da ragazza andavo sempre a leggere, in quel centro rete. Ebbi anche una medaglia come lettrice più affezionata. Quando metto piede nella biblioteca, me lo ricordo sempre , segno evidente che sono passati troppi anni . Ma questi  ricordi sono tra i pochi che consolano.

La faccio breve: dico all’impiegata, gentilissima signora, che prenderò in prestito un libro, non so ancora quale. Lei mi dice che sono fermi da due anni, cioè non comprano libri per mancanza di finanziamenti da due anni e mi devo accontentare di quello che c’è.

 Così premunita, vado allo scaffale della letteratura inglese e americana. Prendo Elisabethvon Arnim” Amore”  , Philip Roth ” Lo scrittore fantasma”e Ishiguro “Gli inconsolabili”.  Sono tanti i libri che porterei sul tavolino, per sfogliare e leggiucchiare, mentre alle mie spalle i bambini di una scuola in visita fanno chiasso. Mi siedo e leggo, un po’ a caso, dai tre libri. Devo prenderne uno solo in prestito. Qui non sono in libreria dove posso dare fondo alla mia mania compulsiva di acquistare, qui sono in biblioteca, devo prendere un libro che leggerò in quindici giorni e restituirò, perchè dopo di me qualcuno possa ritrovarlo sullo scaffale e leggerlo, e poi riportarlo,e così via.

Scelgo Ishiguro. Per il titolo, per l’incipit, perchè , in fondo, mi piace molto quello che scrive e come scrive. Mondi veri e rarefatti, dove i sentimenti diventano vetro filato. Ritorno al banco dei prestiti. I bambini sono indiavolati e urlano, più delle maestre che vorrebbero leggere una storia.

Dico alla signora che hanno il loro daffare. E’ una giornata impegnativa, mi risponde gentile. Apro il libro a metà, lo sfoglio. Mi accorgo che molte pagine sono sottolineate con la matita, qui, là, a caso, rendendo la lettura difficile. Ma non è solo l’eventualità della lettura difficile, che mi turba, è che non capisco il motivo di quelle sottolineature, di quei pallini neri , di quei freghi su un libro che è , di fatto, un oggetto pubblico.  Chiedo alla signora se si siano accorti di quei segni insulsi. Lei è sincera, dice che non sanno nulla. Che è capitato altre volte, con altri libri. Non si capisce niente più, conclude. Mi dice il titolo? chiede serena.

Gli inconsolabili, rispondo.

E mi sembra, nel pronunciarlo, che non ci sia davvero consolazione , in questa città di provincia,  se un oggetto  pubblico e  utile,   come un libro nel suo scaffale della biblioteca, sia  usato da uno sconosciuto lettore  come suo bene privato, se un libro non ci consoli dello stare al mondo. E’ così  la città senza memoria di cui parla il libro di Ishiguro? Di gente che si sfiora e non si riconosce? Che prende a prestito le cose e le rivolta in un altro?

Non si preoccupi, mi dice la signora, sempre più gentile, ho segnato nel prestito che il libro è sottolineato. Così il prossimo lettore non se la prenderà con lei , se dovesse trovare i segni a matita .

Me ne vado avvilita. Nell’aula grande i bambini continuano il loro frastuono, le matite colorate in mano, i fogli sparsi dappertutto.

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2 thoughts on “Gli inconsolabili

  1. iole toini 17/03/2011 / 07:46

    Mi hai fatto ricordare un altro grande libro – un’altra grande autrice – Gli Imperdonabili, di Cristina Campo.
    Imperdonabili per la loro grandezza inarrivabile, per il loro tenace voler dire oltre il possibile.
    Grazie a loro se continuiamo a credere – alla bellezza, alla gioia, al bene.

    Sono approdata al tuo blog per caso. Mi sono piaciute le tue letture.
    Ciao, iole.

    • emilia 17/03/2011 / 08:55

      Grazie Iole, anche io amo Cristina Campo. Il libroiIshiguroè ugualmente bello e struggente.
      Vado a vedere il tuo blog.
      A presto.
      Emilia

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