Due poesie di Adrienne Rich

 

il quadro Alieni è di Giovanni Ceni. 

Cartografie del silenzio

1.

Una conversazione inizia

con una bugia, e ogni

parlante della cosiddetta lingua comune sente

la spaccatura nel ghiaccio, la separazione

come assenza di potere, come se fosse contro

una forza della natura

Una poesia può iniziare

con una bugia. Per essere stracciata.

Una conversazione ha altre leggi

si ricarica della sua propria

falsa energia. Non può essere stracciata.

Infiltra il nostro sangue. Si ripete.

Con lo stilo incide irrepetibilmente

l’isolamento che nega.

2.

La stazione di musica classica

che suona ora dopo ora nell’appartamento

l’alzare il rialzare

e l’alzare di nuovo la cornetta telefonica

Le sillabe che pronunciano

L’antico parlare ancora e ancora

La solitudine del bugiardo

che vive nell’intreccio formale della bugia

girando i controlli per affogare il terrore

sepolto sotto la parola mai pronunciata

3.

La tecnologia del silenzio

i rituali, il protocollo

l’annebbiarsi dei termini

silenzio non assenza

di parole o musica oppure

suoni malvagi

Il silenzio può essere un piano

rigorosamente completato

la cartografia della vita

É una presenza

ha una storia una forma

Non confonderla

con qualsiasi tipo di assenza

4.

Quanto tranquille, quanto inoffensive queste parole

incominciano ad essere per me

anche se spinte dal dolore e dall’ira

Posso oltrepassare questo film dell’astratto

senza ferire me stessa oppure te

qua c’è abbastanza dolore

È per questo che suona il classico del jazz su questa stazione?

per dare un sottofondo di significato al nostro dolore?

5.

Il silenzio si fa nudo:

Nella Passione di Giovanna di Dryer

il viso di Falconetti, capelli corti, una grande geografia

sorvegliata mutamente dalla telecamera

Se ci fosse poesia dove questo può accadere

non come spazio vuoto oppure parole

stirate come pelle sopra i significati di una notte nella quale due persone

si sono parlate fino all’alba.

                                                                          

Robert Morris, Looking down on Nazca line, 1975.

Da un atlante del mondo difficile

So che stai leggendo tardi questa

poesia, prima di lasciare l’ ufficio

con l’abbagliante lampada gialla e la finestra nel buio

nell’apatia di un fabbricato sbiadito nella quiete

dopo l’ora di traffico. So che stai leggendo questa poesia

in piedi nella libreria lontano dall’oceano

in un giorno grigio di primavera, fiocchi sparsi di neve

spinti attraverso enormi spazi di pianure intorno a te.

So che stai leggendo questa poesia

in una stanza dove tanto è accaduto che non puoi sopportare

dove i vestiti giacciono sul letto in cumuli stagnanti

e la valigia aperta parla di fughe

ma non puoi ancora partire. So che stai leggendo questa poesia

mentre il treno della metropolitana perde velocità e prima di salire

le scale

verso un nuovo tipo d’amore

che la vita non ti ha mai concesso.

So che stai leggendo questa poesia ala luce

del televisore dove immagini mute saltano e scivolano

mentre tu attendi le telenotizie sull’intifada.

So che stai leggendo questa poesia in una sala d’attesa

Di occhi che s’incontrano sì e no, d’identità con estranei.

So che stai leggendo questa poesia sotto la luce al neon

nel tedio e nella stanchezza dei giovani fuori gioco,

che si mettono fuori gioco quando sono ancora troppo giovani. So

che stai leggendo questa poesia con una vista non più bu0na, le spesse lenti

ingigantiscono queste lettere oltre ogni significato però

continui a leggere perché anche l’alfabeto è prezioso.

So che stai leggendo questa poesia mentre vai e vieni accanto alla stufa

scaldando il latte, sulla spalla un bambino che piange, un libro

nella mano

poiché la vita è breve e anche tu hai sete.

So che stai leggendo questa poesia non scritta nella tua lingua

indovinando alcune parole mentre altre continui a leggerle

e voglio sapere quali siano queste parole.

So che stai leggendo questa poesia mentre ascolti qualcosa,

diviso fra rabbia e speranza

ricominciano a fare di nuovo il lavoro che non puoi rifiutare.

So che stai leggendo questa poesia perché non rimane

nient’altro da leggere

là dove sei atterrato, completamente nudo.

  poesie tradotte da Adeodato Piazza Nicolai

3 thoughts on “Due poesie di Adrienne Rich

  1. Giovanni Ceni 20/05/2011 / 16:21

    Salve. Il quadro Alieni e’ di Giovanni Ceni non Giovanni Cena.

    • emilia 21/05/2011 / 12:23

      Mi scuso, provvedo a correggere.
      Il quadro è molto bello. Le faccio i miei complimenti.
      Emilia

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