settembre

Già settembre e le cose non sono risolte, le vacanze sono state pause brevi, anche dolorose , perchè troppo cariche di speranza. e i giorni si sono accumulati, uno sull’altro, come melenzane nella parmigiana, secondo un ordine preciso, dal centro verso la periferia, compatti, solidi, appena bruciati.  

E ora che non siamo tornati da nulla, perchè è come se non fossimo mai partiti davvero, dobbiamo riprendere, cosa? Il ritmo dei giorni che non ha nulla di diverso, il ritmo della vita che sempre va e viene, libri, letture, parole scritte e voci, poche, pochissime, a riempire pomeriggi silenziosi.

Affronto tutto questo sapendo che c’è, che non posso spostarlo altrove, un  peso del mondo, del mio piccolo mondo paesano, il ritmo della luce di una provincia nuda, come il pasto nudo, e sola come isola, come isolata, come atollo doloroso. Che sarà dell’Irpinia, sottoinsieme di un ‘Italia che non regge piu?

Che sarà dei nostri figli, del loro lavoro, delle loro vite? E che sarà di noi, in questo momento difficile, in cui tutti sanno fare analisi, ma nessuno riesce a defenestrare un governo bizzarro, che sforna un tentativo al giorno di finanziaria, per rimanere a galla.

Allora, si ricomincia, ma cosa? Non è mai finito nulla. E’ una giostra a cui mancano alcuni cavalli fermi, chi può cerca di stare nel vortice, chi sta per terra viene sbalzato fuori, dalla forza centripeta dell’ingegno( macchinario metallico e non capacità intellettiva superiore) .

 

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