DMITRIJ KUZ´MIN

 A LINOR

Il bravo bambino ogni mattina innaffia tutti i fiori, sale su una sedia per arrivare ai vasi sull’ultima mensola, e ci sale con le calze, lascia le ciabatte sul pavimento sotto la sedia. Il bambino cattivo ogni mattina mette una maglietta pulita, e lascia quella del giorno precedente da qualche parte sul pavimento, sotto al letto. Il bravo bambino prima di andare al lavoro controlla che non sia finito il cibo e dopo il lavoro compra nei negozi esattamente ci`o che manca. Il bambino cattivo una volta alla settimana porta a casa come promesso dei particolari formaggini di ricotta dolce, e poi fruga a lungo nel frigorifero studiando le scritte sui prodotti e con disgusto mette da parte tutto ci`o che `e scaduto. Il bravo bambino va con te dove vuoi andare e un po’ alla volta impara a interessarsi di quei posti. Il bambino cattivo sghignazza: vedi, dice, come perdi il tuo tempo? Il bravo bambino, quando di sera tu lavori al computer, si sistema sul pavimento vicino alle tue gambe e ti mette la testa sulle gambe. Il bambino cattivo, appena tu ti siedi per scrivere un nuovo articolo, compare sulla porta ed esige che tu gli lasci controllare se non sia arrivata posta nuova. Il bravo bambino sospira, quando la notte tu ti chini su di lui: come sei bello! Il bambino cattivo all’apice dei giochi erotici ti afferra per quel po’ di grasso che ti `e cresciuto sui fianchi; ma che roba `e? Il bravo bambino una volta, di sera, ti si siede sulle ginocchia e dice: sai, ti amo tanto, ma. . . Il cattivo bambino va su e gi `u tutta la sera emaciato, per la prima volta in vita sua prepara una nauseabonda zuppa di pesce e cavolfiore e di notte ti si stringe addosso con tutto il corpo e piange a dirotto insieme a te.

 

A VASILIJ ˇCEPELEV

Nella mia infanzia non ho fatto molte cose. Non avevo nessuno con cui giocare al dottore, non ho mai tenuto in mano uno stetoscopio, è strano, davvero, tenere in una mano calda un freddo oggetto di metallo e sfiorare con esso la pelle altrui,ma anch’essa calda; entrambi siete caldi,ma tra di voi c’`e il freddo del metallo (soltanto una volta, in un policlinico elitario, dove per conoscenza mi aveva portato un mio ragazzo, vidi come prima li scaldano, lo stetoscopio e il cucchiaino per la gola, per questo c’`e un fornetto speciale); ora non `e pi `u cos`ı: ora mi `e pi `u facile sfiorare subito con le dita, anche se fredde, la tua pelle appena calda, poi scendere, non ci serve nessun oggetto accessorio, siamo ancora giovani, gi`a nudi, ma prima, prima, quando toccare osavo soltanto me stesso, avrei potuto sfiorarmi per mezzo di uno stetoscopio, e con la mano era impossibile io questo nell’infanzia non l’ho fatto.

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