Francisca Aguirre

 
La visita   
 
Senza sapere come, senza ragione e causa,
all’improvviso giungi un giorno alla mia porta.
Io non ho da offrirti quasi niente,
tutto è assorto nel suo proprio destino,
avvolto in un ordine dolce e fragile.
E giungi tu e la tua corte di prodigi,
i tuoi oceani canterini ed odorosi,
il tuo girotondo di lucciole e di stelle,
le cascate, le brezze, i tuoi giardini…
Che fai qui?, che cerchi?, che pretendi?
La luce è così incerta e persuasiva
che non so se è già l’alba o muore il giorno,
non so se ciò è l’inizio o se è la fine.
Solo so che tu avanzi, frettolosa,
cammini in mezzo a mari e a deserti,
rimuovi i ricordi e le disgrazie,
semini nelle ferite azzurra musica,
intense melodie che sussurrano,
che si nascondono a un tratto dentro gli angoli
e bisbigliano e raccontano storie,
e tutto all’improvviso prende vita:
una vita totale e lussuriosa,
con le sue quattro stagioni, le sue maree…Dalla lontana soglia della malinconia
ascolta il mio cuore la tua musica e il tuo canto:
Io non ho da offrirti quasi niente,
ma sii la benvenuta, turbatrice.
Ti offro le mie macerie solamente:
uccelli dell’infanzia e navi quiete,
chiocciole nelle quali suona il pianto
come se fosse un mare.
Fotografie, calendari, lettere…
Avanzi di un misero naufragio,
bottino di granchi e di gabbiani,
resti di ciò che un giorno fu leggenda.

Ti servono i miei risparmi opachi?
Che puoi fare tu col mio patrimonio di rovine?
Vorrai mettere in musica il destino?
Non ti stupire adesso, temeraria,
non nasconderti dietro le tue ottave,
i tuoi brillanti endecasillabi e le tue rime,
non scappare avvolta in un romance.
Su, non fingere: non volevi riconoscere il territorio?
Non sei venuta a sapere il terreno che calpesti?
Eccolo: è tutto.

Non è come speravi, vero, mia cara?
Vivere comporta questi rischi.
Andiamo, andiamo, amica,
bisogna aver rispetto per le visite,
non posso permettere che te ne vada con le mani vuote,
siediti, siediti, per favore,
è casa tua. Gradisci un caffè?
Preferisci un po’ d’acqua? Calma, compagna,
parleremo piano,
metto un disco di Schubert, vado a chiudere la porta.

 
Sin saber cómo, sin razón ni causa
llegas de pronto hasta mi puerta un día.
No tengo apenas nada que ofrecerte,
todo está ensimismado en su destino,
arropado en un orden manso y frágil.
Y llegas tú y tu corte de prodigios,
tus océanos cantarines y olorosos,
tu corro de luceros y luciérnagas,
tus cascadas, tus brisas, tus jardines…
¿Qué haces aquí?, ¿qué buscas?, ¿qué pretendes?
La luz es tan incierta y persuasiva
que no sé si amanece o el día acaba,
no sé si algo comienza o si algo se termina.
Sólo sé que tú avanzas, presurosa,
caminas entre mares y desiertos,
descolocas recuerdos y desgracias,
siembras música azul en las heridas,
intensas melodías que susurran,
que se esconden de pronto en los rincones
y cuchichean y cuentan historias,
y todo de repente tiene vida:
una vida total y lujuriosa,
con sus cuatro estaciones, sus mareas…Desde el lejano umbral de la melancolía
oye mi corazón tu música y tu canto:
apenas tengo nada que ofrecerte,
pero se bien venida, inquietadora.
Te ofrezco únicamente mis escombros:
pájaros de la infancia y barcos quietos,
caracolas en donde suena el llanto
como si fuera un mar.
Fotografías, calendarios, cartas…
Desperdicios de un mísero naufragio,
botín de gaviotas y cangrejos,
restos de lo que un día fue leyenda.

¿Te sirven mis ahorros deslustrados?
¿Qué puedes hacer tú con mi caudal de ruinas?
¿Vas a ponerle música al destino?
No te aturdas ahora, temeraria,
no te escondas detrás de tus octavas,
de tus endecasílabos brillantes y tus rimas,
no huyas arropada en un romance.
Vamos, no disimules: ¿no querías reconocer el territorio?
¿No has venido a saber el terreno que pisas?
Pues ahí lo tienes: eso es todo.

¿No es como tú esperabas, verdad, querida mía?
Vivir tiene estos riesgos.
Vamos, vamos, amiga,
hay que cumplir con las visitas,
no puedo consentir que te vayas con las manos vacías,
siéntate, siéntate, por favor,
ésta es tu casa. ¿Te apetece un café?
¿Prefieres agua? Tranquila, compañera,
vamos a hablar despacio,
voy a poner a Schubert, voy a cerrar la puerta.

Traduzione: Emilio Coco
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