La nave che non parte (a proposito dell’exGIL e del cinema Eliseo)

cinema eliseo 3Non sapevo bene cosa fosse quella costruzione bianca a forma di nave che si collocava tra la villa comunale e i platani. Diversa, nel suo marmo bianco, da tutte le costruzioni di Avellino, così regolari e semplici. Non era una casa e neanche un edificio pubblico, come poteva essere il Municiio o la Prefettura. E non era neanche una scuola, perché non aveva aule al suo interno, solo stanze ampie, illuminate da vetrate quadrate. Poi conteneva una sala cinematografica e questo rendeva il palazzo fantastico. E alla domanda di cosa fosse la GIL, mio padre rispondeva che era stata un’associazione fascista, la Gioventù Italiana Littorio, in cui i ragazzi erano costretti il sabato a travestirsi da carnevale e fare ginnastica all’aperto. Li avevo viste nei film e nei documentari dell’Istituto Luce le adunate, le sfilate, quelle divise bianche e nere che vestivano  bambini- Balilla e giovanissime italiane.  In fila, quei ragazzi riuscivano, a passo di marcia, a formare scritte corporali, tipo DUX, il fascio littorio o, peggio ancora, la svastica nazista. Simboli di un potere ancora troppo vicino, ma fortunosamente lontano, che avevano arrecato all’ Europa genocidi, guerre, distruzioni.  La mia infanzia, e me ne vanto, è stata inondata di bandiere rosse, sol dell’avvenire, di Internazionali e Inno dei lavoratori, canti della Brigata Garibaldi e  una canzone russa malinconica che comincia così” I meli e i peri erano in fiore, la nebbia scivolava lungo il fiume…” Una spiacevole sensazione di fantasmi del passato mi rimaneva attaccata addosso, quando passavo accanto al palazzo. Eppure non era brutto. Anzi. Aveva, la costruzione, la leggerezza che non ti aspetti in un edificio di regime, con quella terrazza rotonda e le balaustre di marmo, su cui ci radunavamo durante le assemblee studentesche, e luce che la passava da parte a parte, rendendo l’atrio così simile alla navata di una chiesa. Ho poi scoperto, nel tempo, che l’edificio era stato progettato da un grande architetto degli anni ’30, Enrico  Del Debbio,   direttore dell’ufficio tecnico dell’Opera Nazionale Balilla che si occupò della realizzazione degli impianti tecnico-sportivi delle Case del Balilla in tutt’Italia sino al 1934.

Per noi ragazzi l’edificio dell’ex Gioventù Italiana era inaccessibile. Ai piani superiori, una volta dismessa come Casa del balilla, c’erano uffici, la famiglia del custode  e non so che altro. Era una sorta di vascello fantasma, nella quiete marina della villa comunale e del circolo del tennis, piccola oasi sportiva per la borghesia cittadina, di cui oggi, dopo la sua demolizione immotivata, sentiamo la mancanza. Negli anni settanta, però, era il cinema, dal nome dolcissimo ed evocativo “Eliseo”  che ci apriva le porte e ci permetteva di frequentare l’edificio. Tanto che quel palazzo finì   per chiamarsi in città l’Eliseo. Era una bella sala cinematografica, gestita da una coppia anziana, della signora ricordo le venuzze di couperose sulle guance, del marito le dita gialle di nicotina e gli occhi acquosi, con un bar all’interno, poltrone azzurre di velluto e una sala d’attesa con divanetti bassi. Il cinema era per noi ( ma per chi giovane di provincia non lo è stato)  il massimo della finestra sul mondo.   Eravamo sempre là, tutte le settimane a inorgoglirci di sogni. Dalla Zanzara di Lina Wertmuller, a E’ stata via  diretto da Peter Hall, all’Attimo Fuggente di Peter Weir, Novecento di Bertolucci, Amadeus di Milos Forman, la Merlettaia, il Tamburo di latta, Masch, sono solo alcuni dei titoli dei film che mi tornano in mente ora.

Sempre in quel cinema si svolse per molti anni, fino alla fine, il Laceno D’oro, la rassegna del cinema neorealista  ideata e diretta da Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio. “Siamo i secondi, dopo Venezia” soleva dire orgoglioso Camillo, quando, toccandosi ripetutamente il suo basco blu,  parlava della rassegna. All’Eliseo è entrato Carlo Lizzani, Lou Castel, Cesare Zavattini, Paola Pitagora, Gian Maria Volonté, Lisa Gastoni, Ingrid Thulin, Tinto Brass e tanti altri ancora.  Venivano in questa città per parlare della loro passione, per discutere con noi delle loro idee, per aver conferma del loro lavoro. E noi della nostra vita.   Un’esistenza ha bisogno di pane e di acqua, e quelle manifestazioni, semplici, rigorose, a volte caotiche per ritardi e arrivi, erano cibo per la nostra fame di provinciali irriducibili. Erano il segno che avremmo potuto avere un pensiero, un confronto, che non eravamo solo terra di baroni, di latifondo, di emigrati. Come tutte le cose di questa città, in un periodo in cui si elargivano a pioggia denari pubblici per realizzare le cose più sciocche e per finanziare le manifestazioni più impensabili, proprio il Laceno d’oro, con il suo carico di passato, ideologia, romanticismo finì, brutalmente. E nessuna forza politica di questa città insorse. O almeno io non ne ho memoria. Camillo voleva che il cinema e la sua rassegna continuassero a essere indisciplinati, colte, senza contaminazioni padronali. Senza ingessature. Non fu capito e la cosa morì con lui.

Di botto, come tante cose inspiegabilmente in questa città, è  morto anche  l’Eliseo.  L’ex Gil è diventata una gigantesca rovina al centro della città. Perché rovina non è solo cosa che si degrada nel tempo, priva di manutenzione, fino a mettere in pericolo la pubblica e privata incolumità. E anche cosa che perde la sua funzione, come  il  mercatone( altro inutile relitto) che non ha mercato e perde un pezzo alla volta. Per ritornare a noi abbiamo un cinema che non è più cinema e che sta là chiuso a marcire, un edificio ristrutturato che non viene aperto, ( intanto è stata inspiegabilmente dipinta di rosso),  malgrado gruppi di opinione, volontari, giovani, centri culturali, che si interessano di cinema e vorrebbero concretamente operare sul territorio, da anni ne reclamano l’apertura: questa è la grande vergogna che costeggiamo ogni giorno passando per via Roma. La grande nave è ferma. Ancorata a un molo farraginoso. E svogliato. Così, incerto sull’ età, incompleto nei lavori, un mattino il teatro Eliseo, come un abito da sposa mai indossato, lasciato incustodito accanto al fuoco, è andato in fiamme.Dopo il fuoco succede sempre qualcosa. Le fiamme producono macerie, cenere, scompiglio, ma scatenano energie, inducono ad osare. Dalle ceneri dell’Eliseo è nato un movimento straordinario, forte e luminoso, un movimento di giovani e non  solo che con determinazione sta facendo azioni concrete per riaprire  il palazzo. Riaperto è dire poco. Vuole  che l’ex Gil  produca idee e film, non rovine, ma la casa del cinema della città.

“ Io sto con l’Eliseo. E tu? “ è la domanda che corre dentro e fuori la grande nave. Che è scritta sullo striscione appeso sui cancelli della villa comunale, che permea il lavoro di pulizia e di piantumazione fatto dal comitato.  Sembra che tanta semplicità interrogativa aspetti una sola risposta: Noi tutti cittadini, che crediamo nella vita attiva, non possiamo che essere con l’Eliseo. Perché siamo stanchi del degrado, della dimenticanza, del “ci penserò domani”. Perché il futuro, nostro e dei giovani,  è qui e ora.  Io sto con l’Eliseo per avere sogni da condividere, progetti da realizzare, film da vedere e realizzare, memoria e futuro da accumulare. Io sto con l’Eliseo, bruciato per mano ignota, contro la violenza immotivata, contro lo spreco di denaro pubblico, contro i progetti che non hanno finalità, contro una città che non ha cura dei suoi monumenti, che è scivolata verso  un sonno irragionevole. Sto con l’Eliseo perché la grande nave deve ripartire, come un Rex attraversare la villa e corso Europa a testimoniare  che nessun sogno finisce.

Annunci

2 thoughts on “La nave che non parte (a proposito dell’exGIL e del cinema Eliseo)

    • emilia 11/03/2013 / 21:44

      grazie Giuseppe. Ma facciamoci sentire. A te che canti, è una provocazione!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...