Svanire di Deborah Willis

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«La gente semplicemente scompare. Mia moglie se n’è andata. Mia madre ha raggiunto una vecchiaia robusta. E mia figlia la vedo solo raramente. […] Non sono uno di quei padri che sta sempre a chiamare e inviare e-mail, ripetendo quanto sentono la mancanza dei figli. Non indosso i miei bisogni in pubblico. […] Il fatto è che talvolta la gente torna. Tornano proprio quando ormai pensavi che se ne erano andati per sempre, quando hai perfino smesso di sentire la loro mancanza».

Questo brano, tratto dal racconto Affidarsi, racchiude tutto il senso del  libro “Svanire”, di Deborah Willis, giovanissima scrittrice canadese, coraggiosamente   edito da Pietro Del Vecchio ( oggi la presentazione alle ore 19 alla libreria Petrozziello, con Paola del Zoppo,  Emilia Bersabea Cirillo e Ilde rampino  ).  Erede legittima di Alice Munro, famosissima autrice di racconti, ma anche di Helen Humphreys, scrittrice cadanese raffinatissima, Deborah Willis si presenta al pubblico italiano con quattordici racconti, sorprendenti per tema e trama, che la pongono certamente  tra le più talentuose autrici di short story del suo paese e non solo. Sono racconti sulla perdita, su gente che smette di vivere o decide semplicemente di andare via dalla propria famiglia, senza dare spiegazioni. La perdita implica un’assenza. Ed è di questo che Deborah Willis narra: cosa succede nel quotidiano di chi resta, come va avanti la sua vita, quali sono i trucchi e gli accomodamenti che ognuno mette in essere per sopravvivere. “ In ogni caso mi ci vollero anni per convincermi che Claire non sarebbe tornata. E quando lo capii avevo vissuto in quel modo tanto a lungo che non valeva la pena cambiare..”  racconta sempre il protagonista di Affidarsi, che con Fuga, storia di un  vedovo che ha visto  svanire con la morte della moglie la sua esistenza e cerca di reinventarsene un’altra andando ossessivamente al Casinò, sono i miei preferiti. «Aveva guardato sua moglie che spariva pezzo a pezzo. Prima, l’aspetto esteriore che lo aveva attratto: il seno sinistro, poi quello destro. I suoi capelli, le ciglia, le sopracciglia. Poi l’interno: i linfonodi e i polmoni. La morte procedeva con lenta e metodica determinazione.”

I corpi entrano ed escono in vestiti che sono appartenuti a chi è scomparso  , come se volessero imparare a svanire anche loro ( Quest’altro noi),  le case diventano zattere  a cui  aggrapparsi (And the living is easy) , in alcuni casi le vite, apparentemente serene in superficie, si frantumano lentamente, come se ogni particolare potesse incrinare la precaria certezza di andare avanti ( Svanire). Con una scrittura matura e profonda, in cui ogni dettaglio è importante, la Willis ci racconta semplicemente che nulla si tiene più: famiglia, sentimenti, sogni, progetti. I suoi personaggi sopravvivono a grandi dolori, imparano a fare a meno della nostalgia, dell’accoglienza. La loro esistenza è fatta di disperata precarietà, non tanto economica, quanto affettiva.  Ci sono figlie abbandonate senza un addio,  ragazzine che fanno all’amore con il marito della sorella il giorno del loro matrimonio,  donne desiderose e impaurite dal loro futuro di libertà. La Willis racconta di come ci muoviamo sul bordo di un vuoto, su un pendolo dal braccio diseguale   e di come tutti dobbiamo imparare a fare senza tregua un backup della nostra esistenza.  Per poter trovare adattamenti, per poter sopravvivere alla vita che ci lasciamo alle spalle. Come se l’esistenza fosse una scena da calcare e che muta, all’improvviso, come se svoltasse troppo spesso e casualmente, che ci spiazzasse e ci facesse avvertire di quanto siamo impreparati al nostro ruolo, pur essendo stati diligenti e imparato per tempo la nostra parte a memoria.

Emilia Bersabea Cirillo

 

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