Delicate ropografie, un abecedario dedicato ad Avellino “Le zampe dei gatti hanno cinquant’anni”, per cercare – e trovare – quello che a volte di buono c’è in questa Città

Marika Borrelli  su Orticalab.it del 27.12.2013

Venerdì, 27 Dicembre 2013Scarica il PDF per la stampa

La presentazione del loro libro, corale come una carola di Natale, è avvenuta un paio di settimane fa, circa (vedere foto), al Circolo della Stampa. Emilia (Bersabea Cirillo) è una mia amica, Rosa Di Zeo e Fiorella Bruno non le conoscevo. Insieme, hanno scritto una sorta di abecedario dedicato alla nostra città, “Le zampe dei gatti hanno cinquant’anni” (per i tipi di Mephite). Non ho intenzionalmente voluto scriverne nelle immediatezze. Non è una vicenda di cronaca, valida solo in un momento preciso. Il delay (il ritardo, lo spostamento temporale, cioè) del mio raccontarne ora è stato quasi imposto dalla natura del progetto editoriale di Emilia e delle sue amiche: un senza-tempo sempre possibile, il ciclo delle vite degli uomini.

Si tratta di un lavoro delicato, un progetto tra i più cognitivamente femminili che abbia mai letto. L’ho visto come una sorta di via femminile alla felicità possibile, fatta di percorsi mentali nella memoria, per cercare – e trovare – quello che a volte di buono c’è in questa Città.

Da dopo Natale – è notorio – qui da noi iniziano le giornate più fredde e dure. Il nostro inverno quasi sempre non finisce a marzo e probabilmente quello dell’anima, in questa nostra epoca, è interminabile. La raccolta abecedaria delle tre amiche rende questi inverni materiali ed immateriali accettabili, perché dietro lo schermo delle cose visibili – e magari detestabili assai – c’è un’altra realtà più profonda, nonostante i toni melange dei paragrafi.

Fiorella, Emilia e Rosa ci provano, riuscendoci, a ricostruire una storia, composta di piccole narrazioni (anche sotto forma di poesie), ricordi filtrati e agganciati al reticolo di vite che si spande sincronicamente e diacronicamente nei luoghi della nostra Città (ma anche un pochetto più in là). Una Storia priva di ordine cronologico, ma ordinata per alfabeto. Sembrerà strano, ma gli ordini e le tassonomie varie e differenti servono alla creatività. Raccontava una volta una delle sorelle Fendi che la loro nonna imponeva loro di stendere il bucato mettendo raggruppati i panni per colore. Sembrava un’assurdità per le recalcitranti nipoti e magari lo è ancora per noi che leggiamo quest’aneddoto e non capiamo, eppure è stato così che le famose stiliste – hanno dichiarato – hanno acquisito senso cromatico e creatività. Se dovessi descrivere un metodo per tradurre la realtà in creatività e piacevolezza, questa vicenda della cromìa del bucato sarebbe emblematica.

Seppur virato al passato, non ho trovato nel breviario di Fiorella, Emilia e Rosa, nostalgie struggenti né descrizioni delle neiges d’antan, la cui pratica affligge spesso i narratori che non sanno leggere il presente. Nonostante il loro passato non sia il mio (né geograficamente, né temporalmente) io ho apprezzato la trasformazione di Avellino in un luogo universale e immanente. Storie di famiglie che potrebbero pure essere state vissute e scritte nei quartieri etnici di NewYork: la ropografia è arte universale, perché la quotidianità che tassella la Storia è fatta di pranzi e cene, riti di nascita e di morte, mercati, speranze, tazze di tè e tazzine di caffè.

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