un brano tratto dal mio romanzo L’ordine dell’addio

copj13

“…Non abbiamo bisogno dei suoi soldi. Sanno di intonaco macinato, di cemento annacquato. Dopo di lei verranno altri e poi ancora altri. Incanteranno coi -liquidi- come chiama lei il denaro e questo paese diventerà un villaggio per vacanze senza storia. Non abbiamo bisogno di questo. Il paese non diventerà mai il rozzo luna park estivo che le immagina. Non le piace il silenzio? Racconta di noi, lo sa Caccese? Forse per questo le fa tanta paura. E il vento che si alza all’improvviso non la fa sentire dall’altra parte del cielo? Altro che luna park! E la luce dell’est che batte tutte le mattine sui vetri della finestra e le ricorda che è di nuovo vivo tra i vivi non le sembra miracolosa? Non le piace andare a piedi? Misurare le cose con il suo passo? Camminare lenti, osservare, pensare che ogni cosa fa parte di te, anche se non la possiedi nel senso catastale? Vivere di se stessi non le sembra uno stato di grazia? Abbiamo bisogno di piccole cose semplici, Caccese. L’odore del pane di Filomena, il rumore del vento, le storie di Maria. Lei non conosce nessuno che non sia come lei. Questo paese non trarrà vantaggio dal diventare un ritrovo turistico, gestito da un piccolo camorrista come lei…” da L’ordine dell’addio – Diabasis 2006

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