Essere e non essere nello stesso fiume

maria lai i libri cuciti

Sembra che in un anno succeda sempre troppo, ma quando andiamo a fare i conti con il tempo, pare che non sia accaduto niente di così importante da ricordare. Di cose tristi successe in provincia nel 2014, ho risposto a Floriana Guerriero che mi ha gentilmente telefonato per invitarmi a scrivere, non ne voglio parlare. Sembra che noi di Avellino non facciamo altro che lamentarci. Ma superata la sfida, ecco che fatico a ricordare le cose buone, più che belle, che sono accadute quest’anno in Irpinia.

La prima, che è anche l’ultima in ordine di tempo, è la notizia della conclusione positiva della lunga vertenza dei lavoratori della Irisbus di Grottaminarda. Una grande commovente notizia che fa giustizia di una politica ottusa, di scelte cieche, di compravendite di fabbriche manco fossero pacchetti di fazzoletti di carta. Non conosco gli operai personalmente, ho visto Silvia Curcio una volta in provincia, ad una manifestazione con Landini,  ricordo la sua voce determinata, la sua stanchezza, il suo coraggio e la sua tuta blu, che non ha smesso di indossare. Brava Silvia, brava, e viva il movimento operaio, irpino e non solo!

E, per rimanere in Irpinia, come non ricordare le manifestazioni organizzate dal Gal Cilsi e dal Parco letterario De Sanctis, sulla poesia del Sud, sul cibo e le produzioni locali, sulla filiera del grano Senatore Cappelli con  le letture della “Giovinezza” e del “Viaggio elettorale” del grande irpino? Geniale idea, questa, di mettere insieme  saperi e sapori, mi scuso per l’abusato binomio, creando incontri organici al territorio, a partire da quello che siamo e abbiamo. Sembra quasi che si sia recuperato un approccio femminista, “la politica è partire da sé”, che capovolge certi punti di vista tipici degli anni ottanta, per i quali la politica era una entità “altra”, che decideva  strategie e destini per noi e la nostra terra. Talmente altra, che alla fine, sono più i giovani laureati e non che partono dall’Irpinia per cercare lavoro all’estero che gli immigrati che arrivano. Con quali conseguenze per questa terra,  è facile intuire.

Per ritornare alle cose buone accadute in Irpinia, va ricordata la rinnovata manifestazione del Laceno d’oro, festival internazionale del cinema, che si è tenuta ad Avellino, Atripalda e Mercogliano, tra il 18 agosto e il 5 settembre, in luoghi  simbolo, uno per tutti  l’arena Eliseo, a ricordare l’ex cinema che è stato protagonista di una delle pagine più intense della storia del Laceno d’oro. Cosa sarà del palazzo dell’ex Gil e della sala cinematografica interna, barbaramente incendiata anni fa? Diventerà, come tutti noi ci aspettiamo,” la casa del cinema”? Intorno alla necessità di riaprire alla città il cinema Eliseo e di gestire il palazzo dell’ex Gil in maniera coerente alla sua destinazione, si stanno mobilitando da anni le associazioni culturali, a partire dal centro Donna e dal suo insuperato Visioni, a zia Lidia social club, al Circolo Immaginazione, ai giovani critici di Sentieri Selvaggi e, per finire,  al grande entusiasta comitato” Io sto con L’eliseo”, formato soprattutto da giovani artisti avellinesi, che non vogliono far finire il loro sogno, di lavorare per il cinema, con il cinema.

Ci sarebbero tante altre cose da ricordare: l’esperienza de La bella estate, quella di Cairano Setteper, le visite guidate del comitato nel centro Storico, la manifestazione internazionale Flussi, le offerte musicali e culturali del Godot, lo Sponzfest di Calitri, ideato e diretto da Vinicio Caposela, i laboratori teatrali di Vernice Fresca, le lettura della libreria per ragazzi l’Angolo delle storie, il cartellone teatrale del 99 posti, gli incontri di filosofia organizzati dalla Società Filosofica Irpina, e non ultimo, la neonata associazione Mozart Italia con l’instancabile maestro Gianluca Di Donato.

Ma tutte queste cose  appena descritte e menzionate , purtroppo, restano un semplice insieme di elementi, che hanno un comun denominatore: fare cultura, con ogni mezzo economico, a volte rischiando con i propri, in questa terra sempre più marginalizzata.

Questi elementi hanno bisogno di una  struttura, per diventare un sistema. Devono poter avere tra loro  un insieme di relazioni, imposte seguendo una logica condivisa, che producano un sistema funzionante e funzionale, che dia riconoscibilità all’Irpinia.

Il mio augurio per il 2015 è che si possa impostare un percorso, un contradittorio, tra le varie associazioni, progettare, scontrarsi, perché no, ma tessere insieme una possibile “altra Irpinia”  da realizzare,   in cui “essere e non essere nello stesso fiume”, come avrebbe detto Eraclito.

 

 

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