Wallace Stevens

irpinia mario perrotta

foto di mario perrotta

COME VIVERE. COSA FARE

Ieri sera la luna si alzò su questa roccia,
impura sopra un mondo non purgato.
L’uomo e la sua compagna sostarono
a riposare dinanzi alla sua eroica altezza.

Freddo il vento cadde su di loro
in molte sovranità di suono:
avevano lasciato il sole striato di fiamma
per cercare un sole dal fuoco più intenso.

Invece c’era questa roccia impennacchiata
che sorgeva massiccia, alta e nuda,
oltre tutti gli alberi, gettando i crinali
come braccia gigantesche fra le nubi.

Non c’era né voce né crestata immagine,
né corista, né prete. C’era solo
la grande altezza della roccia
e loro due fermi a riposare.

C’era il vento freddo e il suono del vento,
lontano dal fango della terra
che avevano lasciato, un suono eroico
gioioso e giubilante e certo.

IL LUOGO DEI SOLITARI

Fa’ che il luogo dei solitari
sia un luogo di perpetua ondulazione.

Si trovi in alto mare
o sulla verde, scura ruota d’acqua,
o sulle rive,
non vi deve essere alcuna interruzione
del movimento o del suono del movimento,
il rinnovarsi di suono
e molteplice continuazione;

e soprattutto del movimento del pensiero
e la sua insonne iterazione,

nel luogo dei solitari,
che deve essere un luogo di perpetua ondulazione.

da Il Meridiano “Tutte le poesie ” di Wallace Stevens, a cura e con un saggio introduttivo di Massimo Bagicalupo (Mondadori, 2015).

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