Da il mio racconto ” Sogno di sabbia”

migranti

…Amin è contento di restare solo; in quella che sarà la sua casa, gli sembra di vivere il futuro che si aspetta. La lampadina tascabile fa piccoli cerchi di luce ai suoi piedi. Avanza verso il letto, scopre il piumino,  si lancia sul materasso. E’ in quel momento che avverte un freddo alla gola, come un pugno di ghiaccio ficcato per forza. Respira appena. Ha paura. Non aveva immaginato di avere paura. Brividi che ti fanno sudare. Paura. E’ più forte di lui.

Lui è nascosto nella grotta del porto che ha scoperto con sua sorella Fatima. Sono insieme, ma la mamma dov’è? E’ ancora più in fondo, nella parte più buia della grotta, e cerca un’uscita dalla parte opposta. Ma non c’è nessuna altra uscita. Quella grotta è un budello. Sono rimasti  soli, per un giorno e una notte. Le urla dal villaggio arrivavano fino a loro. Fu dopo quella notte di morte che la mamma organizzò il suo viaggio in Italia. Quello che lo ha portato fino a quel letto, fino a quel negozio.

Non aveva immaginato di avere paura. Vede ombre dappertutto. Ha freddo. Si infila nel letto. Gli sembra duro di ghiaccio. Non riuscirà a dormire in quella stanza apparecchiata.

Cosa c’entra il vento. Entra dalla porta. Forse Liah l’ha lasciata aperta. Aria calda, aria di sabbia. Amin lancia la coperta lontano.

E’ il suo vento. Amin lo riconosce da come gli accarezza dolcemente il collo. Gli scioglie le membra intorpidite. Lo solleva dal pavimento. Vuoi portarmi con te- chiede. Più che una richiesta, è un suo desiderio.

Comincia così la sua veglia, sulla trapunta a fiori sanguigni.

Sulla strada di sabbia le orme sono chiare. Piedi bambini affondano il calcagno appena disegnato. Amin ne conta a decine. Il deserto è un mare di orme. Tutti i bambini del villaggio sono passati da là. Ma per andare dove. Non c’è nessuna orma adulta accanto. Tutti i bambini dovranno una prima volta passare per il deserto. E’ così che si diventa grandi, dice la mamma. E aggiunge: Tutti i bambini hanno la pelle di rosa. Dopo esser passati dal deserto la loro pelle diventa dura come quella del cammello. Ma è la vita e non puoi fuggire.

Amin vorrebbe gettare la sua angoscia lontano, come la coperta a fiori. I suoi occhi sbarrati dietro le palpebre. Le orme bambine sulla sabbia torneranno. Saranno sempre con lui, le ombre di bambini in cammino.

E’ costretto a vederle, anche se vuole chiudere gli occhi e pensare ad altro. I bambini in cammino venderanno, se saranno fortunati, fazzoletti di carta e accendini in terre straniere. Questo per fuggire alla morte dai loro villaggi. Sarà quello, il viaggio clandestino e la vita nella strada col muso sdrucito, il falò della loro infanzia. Se saranno fortunati. Sulla loro testa c’è una nuvola scura che rende difficile procedere nel deserto. Se si fermasse il vento che li nasconde e fa ombra alla vista, cadrebbe pioggia rossa sui loro corpi. Rossa di sangue. Amin lo sa. Corre, veloce, con le sue lunghe magre gambe, supera le migliaia di orme. Ogni volta che poggia un piede per terra nascono polle d’acqua e palme. Il vento lo spinge e lo avvolge come se fosse crisalide e lui baco da seta. Amin deve scacciare quella nuvola di sangue che procede parallela alle loro orme.

Altro che  -I bambini, tutti, hanno pelle di rosa.-

Ma la nuvola resiste. Sanguigna, come i fiori della trapunta.

Amin è stanco. La sabbia rovente gli incendia i piedi. Stacca foglie di palma. Le fa seccare al sole. Sente che deve fermarsi in quel punto del deserto, dove il vento ammorbidisce la forma della sabbia. Sono seni di sabbia quelli che vede intono, morbidi confini corporali. E’ la che deve intrecciare palme per la sua capanna. E’ la che i bambini del deserto devono trovare rifugio. Sarà quella la loro casa. Dove aspettare, dove togliersi la sete e la fame. I bambini gli passeranno davanti, lo toccheranno su un fianco. Non gli chiederanno nulla. Lui farà posto a loro. Non ci saranno fazzoletti di carta da vendere ma palme da intrecciare e tetti da costruire, con le palme faranno un gran movimento, ooh, laa, ooh laa, il vento delle palme, nelle mani dei bambini, inghiottirà la nuvola di sangue.

Amin li aspetta scalzo, all’ombra della capanna, la sabbia tra le dita.,,”

tratto da “Sogno di sabbia” in Gli incendi del tempo etal edizioni 2013

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