L’opinione di una lettrice su “Non smetto di aver freddo” di Laura Perrotta.

avellino con la neve febbraio 2012

foto di Pasquale Matarazzo

La lettura del nuovo libro di Emilia Bersabea Cirillo è stata per me un’esplosione di emozioni, forti, vere, non necessariamente buoniste. Con ritmo incalzantedettato dalla contrapposizione linguistica dei capitoli dedicati all’una e poi all’altra protagonista, Dorina ed Angela, la storia si snoda con lo sfondo della nostra Irpinia attanagliata dalla neve, e non solo. Lo stallo della società con i suoi problemi occupazionali per chi ha rincorso il sogno della stabilità, della casa di proprietà da scontare con mutuo fisso al mese, il lavoro che scarseggia per il quale occorre migrare, l’instabilità di un intero sistema di vita, un tempo modello vincente, fanno da sfondo all’intera storia. Ho letto famelicamente il libro di Emilia. Con lei ho avuto la fortuna, nel 2010, di seguire un corso di scrittura creativa che mi ha molto arricchito, in particolare, della convinzione che Emilia sia una donna estremamente colta che ha bisogno di esprimere la sua intelligenza in vari modi. Lo si capisce dal suo sguardo che vive una vita a più livelli: uno puramente pratico, organizzativo, tangibile. Un altro, dedicato agli affetti amici famiglia, e poi lo spazio più intimo, dove nascono le sue idee, il suo studio dei personaggi, che potrebbero avere un gesto, un atteggiamento, uno sguardo, una risata simile alle persone che incontra e che “scruta” immaginando già di poterne scrivere…Un lungo preambolo che non c’entra nulla con il romanzo, o forse è un tutt’uno con esso. Non smetto di aver freddo è la storia di Dorina ed Angela, un’amicizia indissolubile, cementata, come strategia di sopravvivenza, dalla ricerca di una normalità familiare ed affettiva che la vita ha loro negato. L’una risponde all’abbandono materno con amore, l’altra con la rabbia mai risolta che volge “erga omnes”, nel vano tentativo di essere “normale”, ma orgogliosamente consapevole della sua diversità. La vita fa reincontrare le due amiche sui lati opposti di una barricata sociale, ma il sentimento di amicizia mai spezzatosi ne condiziona ancora i loro cammini. L’una saprà trasformare l’amore negato in amore per se stessa, per la vita che saprà reinventarsi, l’altra, incapace di abbandonare il suo copione autodistruttivo, lo seguirà fino alla fine. Parallelamente a questa storia i piccoli incontri della quotidianità, i caffè presi nelle pause con le colleghe, il chiacchiericcio durante il lavoro, descritti con apparente leggerezza senza sottovalutare il valore catartico della condivisione di stati d’animo e costruzione di comuni intenti, che aiuta davvero ed essere meno soli, nella nostra provincia, fredda nel clima e nell’anima. Senza voler anticipare altro, perché il libro va letto e gustato, con la descrizione di scorci di Napoli e della vicina costiera, che lo rendono ancor più caro, sono molto grata ad Emilia per la lettura di questo romanzo, e per quello che lei fa, per la sua volontà ferrea di perseguire un sogno, quello di scrivere, mantenendo vivo il suo spirito critico, reagendo, creativamente, allo stallo che vive la nostra città.

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