È tanto che non ti scrivo di Angelo Maria Ripellino

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È tanto che non ti scrivo. Non ho tue notizie. Ma sempre

spero che un giorno tu possa tornare

nella città che hai cantato.

Come stupide navi si dissolvono gli anni.

Io recito al Wolker. Sono serena. Il passato

lo tengo lontano, sui margini, come un intruso.

C’è solo un filo di ignobile malinconia,

che trapela talvolta di sotto una porta,

ma io riesco a tagliarlo, fingendomi ottusa

e decrepita come una mummia di Strindberg.

La primavera ha inondato di bionde forsythie

la piccola casa in cui vivo, in cui studio le parti.

Com’è duro parlarsi a distanza,

quando l’armadio del cuore

vorrebbe aprirsi in un fiotto di chiacchiere.

Eppure vedrai, se verrai: dopo secoli

non avremo che dirci, vi sarà solo un attònito,

goffo, appallottolato, bruciante silenzio.

 

Angelo Maria Ripellino

 

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976

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