La grande assente

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In questo corpo perfetto, costruito secondo le leggi estetiche del buon gusto comune, è assente la vita, la parola, il battito del cuore.

E’ assente il sentimento, quella piccola cosa imponderabile che ci fa sudare, impietrire, piangere, ridere, aspettare, lasciare, amare, sopratutto amare, e non solo noi stessi, ma l’altro da noi, il mondo intorno a noi.

Eppure queste forme fisiche femminili, grandi bambole di compagnia e di piacere esistono, vengono prodotte, vendute, hanno conquistato il mercato di un sesso silenzioso, unilaterale, forse anche morboso.

Le donne devono essere come bambole, per piacere? Assenti, senza sentimenti, solo forma, senza  bisogni, senza speranza? Un po’ come sta accadendo con la Politica, che mette al governo graziose donne senza esperienza, ignare dai desideri della gente comune,  sicure che si può fare la spesa con ottanta euro al mese! Eppure quelle donne hanno il potere di decidere per noi, per la nostra vita, per il lavoro dei  miei figli, per la mia salute, per la mia pensione, per i miei servizi.

 Rifletto in questo giorno, l’otto marzo, che non è privo di significato per me, anche se non ha più i significati di un tempo. La vita è andata avanti, ha chiesto puntuale sempre il conto, tra doveri e piaceri non so cosa sia in attivo, la vita è stata una corsa forsennata a mantenere, per non rovinare, equilibri instabili, eppure non mi sono mai mossa da dove ero. Da dove sono. Tutto procedeva, sempre uguale, sempre diverso, gli anni si sono accumulati, le facciate dei palazzi si sono sbiancate, le gronde sono state otturate da foglie limacciose.

Noi abbiamo creduto che questa città, chiusa in una cassa come la bambola in fotografia, fosse una città assente! Fosse diventata, la città,  la grande assente della nostra vita, deprivata negli anni di quella provinciale bellezza gozzaniana, che ci aveva accompagnato e rassicurato nella giovinezza.

Ma oggi mi sono dovuta ricredere. Ho partecipato ad un incontro per l’otto marzo, e ho ascoltato storie commoventi di donne nigeriane approdate in questa città, alla ricerca di una cittadinanza, di un avvenire migliore. Ho parlato con Silvia, e ho saputo che dopo tanti anni di lotta, la grande fabbrica Iribus si riapre, ho visto Rita che lotta da sempre per i diritti dei cittadini nella Valle del Sabato, ho ascoltato le poesia di Monia e Antonietta, ho abbracciato Maddalena e Letizia, che portano avanti la loro associazione di Cittadinanza accogliente. La grande assente non era la gente, che chiede, spera, combatte, che a dispetto di tutto ama e vive in questa città, ma la Politica, che ignora i nostri diritti e non ascolta i nostri desideri.

 Mi è sembrato che questa città, proprio quella bambola senza volto, .potesse animarsi, uscire dalla scatola dove si è relegata, regalarci ancora tante sorprese.   Sopratutto offrirci una vita degna di essere vissuta.

Sono andata via dal circolo della Stampa piena di speranza.

 

 

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