Il nostro benvenuto al nuovo vescovo di Avellino

Mano tesa dagli industriali «Dialogo sui temi sociali»

Il giorno dopo Il presidente Bruno: vedremo presto monsignor Arturo, può fungere da collante sulle istanze delle fasce deboli

L’entusiasmo Cittadini fuori al Duomo venerdì; in alto, Pino Bruno; a lato, dall’alto, Franco Festa, Ugo Santinelli e Emilia Bersabea Cirillo

«Credo e spero che il nuovo vescovo possa essere il collante giusto per favorire il dialogo e il confronto in un contesto che si caratterizza spesso per polemiche e divisioni». Il presidente di Confindustria Giuseppe Bruno accoglie a braccia aperte monsignor Arturo Aiello. «Per noi imprenditori la Chiesa è da sempre un riferimento importante. I nostri programmi si fondano su valori cristiani e l’impegno di tanti di noi sul fronte sociale, portato avanti nel silenzio e con discrezione, è la dimostrazione tangibile della nostra attenzione anche alle fasce più deboli e alle situazioni più disagiate». Bruno conta di incontrare il nuovo vescovo nei prossimi giorni. «Vogliamo coinvolgerlo nelle nostre sfide: credo che la Chiesa possa svolgere un ruolo di raccordo importante anche nell’intercettare i reali bisogni e le aspettative dei nostri giovani. L’Irpinia vive una situazione di emergenza sociale dalla quale bisogna uscire con il contributo di tutti, ognuno per la propria parte e le proprie competenze. Il vescovo ha dimostrato grande empatia e capacità di sintonizzarsi con i cittadini: è un valore aggiunto importante che guiderà anche la nostra associazione. Sono convinto – conclude il presidente degli Industriali irpini – che sarà un riferimento per tutte le forze impegnate ogni giorno sul territorio per la crescita e lo sviluppo dell’Irpinia».

Anche per lo scrittore Franco Festa l’insediamento del vescovo può aprire una nuova stagione in città «a patto che gli avellinesi sappiano rispondere al meglio alle parole di speranza e apertura pronunciate da Aiello. Occorre uscire dal torpore quotidiano, da un’attesa passiva che ha contribuito a spegnare progressivamente Avellino». Le prime parole, semplici e dirette, pronunciate dal vescovo hanno indicato una strada possibile, da percorrere tutti insieme. «Ha parlato di un palazzo vescovile con le luci sempre accese. È un messaggio forte, inclusivo soprattutto se si pensa al buio in cui siamo avvolti da troppo tempo. Anche per questo quella città inutilmente blindata non è stata un bel segnale, sarebbe stata opportuna – osserva – una gestione meno rigida».

«È importante inoltre – continua Festa che il nuovo vescovo abbia esaltato il valore della vita delle singole persone, anche e soprattutto, quella degli ultimi. Parole che credo siano arrivate dritte al cuore di tutti per aprirci all’accoglienza e al confronto senza distinzioni e pregiudizi. Servono unità e condivisione: speriamo che la nostra comunità si svegli e ritrovi orgoglio e voglia di crescere insieme».

Ugo Santinelli si dice incuriosito dagli studi di sociologia portati avanti dal vescovo. «Sarebbe interessante incontrarsi per confrontarsi su conoscenze e passioni che, evidentemente, ci accomunano. Io credo che, dopo le prime parole che hanno sicuramente scaldato il cuore della comunità, il nuovo vescovo troverà tempi e modi per incontrare gli avellinesi, uno per uno». Santinelli non risparmia qualche critica alla gestione dell’evento di venerdì. «Non si è fatta distinzione tra l’arrivo del nuovo vescovo e una partita di calcio. Si è applicato un dispositivo in maniera troppo rigida e burocratica, e questo ha finito anche con lo scoraggiare qualche fedele che magari, se non ci fossero stati tanti divieti e limitazioni, avrebbe partecipato con piacere all’evento».

Per Emilia Bersabea Cirillo il nuovo vescovo «ha avviato il suo mandato nel solco dell’esempio del Papa che per me resta una figura rivoluzionaria nella sua semplicità, nel suo quotidiano messaggio di accoglienza e umanità». La scrittrice si sofferma sul legame che il nuovo vescovo sembra aver già instaurato con le giovani generazioni. «Ha usato un linguaggio immediato, vero. Sono convinta che i suoi continui riferimenti musicali lo avvicineranno in fretta e naturalmente ai più giovani. Spero che con Aiello si apra una stagione di dialogo e condivisione quantomai necessaria in città ripiegata su se stessa che fatica ad uscire dal pantano. Gli auguro – conclude – di portare avanti un’opera importante per la nostra comunità e di indicare un percorso di speranza e crescita per un futuro migliore».

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