Beni culturali viventi.

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Ieri è stata una giornata di riconoscimenti per l’Irpinia. Il primo, di rilevanza nazionale, è andato a Summonte, paese di 1662 abitanti, alle falde del massiccio del Partenio, che è entrato a far parte dei Borghi più belli di Italia. Un riconoscimento che fa onore a chi crede nelle potenzialità del nostro territorio, ricco di bellezze naturali e artistiche diffuse. In particolare Summonte, paese di pietra, con palazzi dai bei loggiati in ferro battuto e passaggi da cui si gode uno splendido panorama, conserva, testimonianza rara, una torre longobarda circolare all’interno della cittadella. Ieri pomeriggio dunque, siamo andati a fare un giro nel paese, prima che iniziasse la manifestazione. Nel silenzio dell’attesa abbiamo passeggiato per le stradine pulitissime, ammirato la bella chiesa di San Nicola, visto i musicisti della banda di ottoni che avrebbe suonato in serata, mentre l’odore dei camini accesi ci rammentava che il paese era vivo, l’aria piacevolmente  fredda, la montagna vicina. Di gente ne continuava ad arrivare, mentre   scattavo  le ultime foto dei balconi addobbati con il meritatissimo  stendardo viola dei Borghi più belli di Italia.

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Il secondo riconoscimento, di rilevanza cittadina, ma non per questo meno importante, è stato il conferimento del premio Nicola Vietri 2019 all’artista Giovanni Spiniello, instancabile prolifico pittore, ceramista, primo animatore di incontri di disegno con i bambini. Conosco Giovanni da circa quarant’anni. Nel 1999 abbiamo fatto insieme un libro sui paesi dell’Irpinia, scritto da me e illustrato da lui, Il pane e l’argilla, Filema edizioni.  Fu un’esperienza indimenticabile. Ammiro la sua sensibilità, il suo animo contadino, il suo attaccamento alla terra, amo la sua pittura, onirica, fantastica e nello stesso tempo concreta, materiale. Io penso che sia “ Il nostro Chagall” e non credo di fare un torto al grande pittore ebreo russo. Ebbene, ieri sera, alla consegna del premio, una splendida opera in vetro di un altro bravo artista irpino, Giuseppe Rubicco, oltre la famiglia del compianto preside Nicola Vietri, che organizza da tre anni il premio all’interno della manifestazione Terrafuoco, eravamo davvero in pochi. Non abbiamo fatto mancare affetto, calore e stima a Giovanni Spiniello, che avrebbe comunque meritato molta più presenze. Un assessore alla cultura, per esempio, qualche giornalista, non solo la brava Antonella Russoniello che ha presentato il premio Vietri e l’opera di Spiniello, un po’ di televisioni, qualche artista in più, qualche amico in più. In un centro storico quasi buio,  intorno solo silenzio e sagome scure di case, in una sala cortesemente prestata dall’associazione TamTam, mi è sembrato  di approdare da clandestina in un luogo estraneo, senza gioia e senza vita.

pane e argilla

 

 E’ difficile nascere artisti. Riconoscerlo a se stessi. Bisogna attingere alla propria forza interiore per voler a tutti i costi percorrere la propria strada, senza mai cercare scorciatoie. Questa città dovrebbe essere grata, immensamente grata, a persone come Giovanni Spiniello,  che silenziosamente lavora e produce, sfornando opere d’arte inquietanti.  Un artista è colui o colei che sa afferrare  la nostra immaginazione e sa far presagire altri mondi. Un artista, dopo cinquant’anni di lavoro, dovrebbe trovare una provincia che gli riconosca il merito, che lo valorizzi, che ne curi le opere, proprio come se fosse un borgo da includere nell’elenco dei più belli d’Italia. Ma questa città è dannatamente cieca, vive nel buio convinta di vedere. E’ difficile lavorare ed emergere, partendo da qui, dove sei spesso ignorato, criticato, sottostimato.  Io sono stata bollata ultimamente su fb “scrittrice de noi artri” da una signora che non ha mai letto un mio libro, nel tentativo di svalorizzare me e le cose che scrivo. Succede, in questa città di provincia al massacro. Ma tutto questo non ha mai smontato Giovanni, non ha mai smontato me, e tanti altri come noi, che continuiamo, nonostante tutto, a immaginare, ognuno per come può, infiniti mondi possibili. Lunga vita ai borghi più belli d’Italia, allora, a Summonte, ai beni culturali viventi, a Giovanni Spiniello, lunga vita agli artisti, che disvelano e non consolano.

 

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