Uno scatto per l’Irpinia.

Uno scatto in Irpinia

Terra di un Italia del Sud, un’Italia contadina impoverita dall’emigrazione, scossa dai terremoti, terra interna di argilla e pietra, di santuari e riti paganai, di castelli e rocche, avviluppata in un isolamento che è scacco per ogni progresso,  per l’Irpinia l’estate é stagione di risveglio. Decisa ad uscire dai suoi confini, questa terra si offre allo sguardo del turista di passaggio, seduce con itinerari, con giostre medievali, con offerte di cibi e vini genuini. In una parola, invita ad essere vista, visitata.

Un manifesto di futuri incerti, di voce che acquista il tono dell’eco, che rimbomba nelle valli, rotola fino al fiume, si arrampica per i pendii delle montagne. L’estate é tempo propizio a questa terra che si percorre accecati dai riflessi d’oro della argilla secca, stupiti dal silenzio e dal vento, attraverso superstrade modernissime, e interpoderali testimoni della transumanza.

Di questa Irpinia irraccontabile a parole,  di questo territorio che necessita di essere percorso per imparare il suo fascino aspro, la commovente dolcezza dei suoi pendii, sono importante testimonianza le fotografie che compongono il catalogo della mostra “Uno scatto per l’irpinia.”

Le foto sono fotogrammi di un documentario, quasi un film muto, dove alle parole si sostituiscono  tessiture dei mura in ombra, portali di pietra, castelli restaurati, vicoli in salita, passaggi sotto volte a sesto acuto, passi di danza montemaranese, sentieri svogliati tracciati tra cardi e fiordalisi. Ai gesti suppliscono l’intreccio della paglia per il carro, la cura delle piccole cose, il ricamo davanti l’uscio, il taglio della zucca, la raccolta dei peperoni da seccare, la cernita del grano.

Abbiamo percorso tutto questo, scorrendo le foto per la mostra,  abbiamo visto  le cose con l’occhio di chi le ha ritratte, scoprendole per la prima volta, perché viste da una prospettiva che non era  nostra,  inoltrandoci e  perdendoci in esse come caleidoscopio. Le foto hanno riportato sulla carta quello che é invisibile agli occhi,  in una cura che é insieme passione e nostalgia per questi luoghi.

E’ venuta fuori la sostanza dell’Irpinia ignota a se stessa. Terra di infinite risorse, di paesaggi da meditazione, di rude sorriso, di sofferta permanenza.

Resta una domanda: e poi? Cosa accadrà dopo, quando le foto saranno rimesse nelle loro buste, e l’inverno tornerà ad occupare i camini? Quanti comignoli delle case fotografate, in questi paesi di struggente bellezza riprenderanno a fumare? Quanta gente continuerà a a partire?

Chi reggerà la fatica della creta? Chi custodirà i silenzi di questa terra? Chi ne tramanderà i segreti ? E soprattutto chi li ascolterà?

avellino, agosto 2001

Mettendo a posto tra i file, ritrovo questo  scritto per  il 1° concorso nazionale di fotografia del 2001, indetta dall’Associazione ProLoco dei Normanni, dal Circolo Fotografico W-Bischof, ospitata dal Comune di Zungoli. Prima che ne vada del tutto perduta la memoria, ripubblico queste mie riflessioni. Intanto, solo per cronaca, il concorso è finito  dopo quattro edizioni, ed è stato un peccato, e l’Irpinia continua a non fare scatti. Anzi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...