un brano tratto dal mio romanzo L’ordine dell’addio

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“…Non abbiamo bisogno dei suoi soldi. Sanno di intonaco macinato, di cemento annacquato. Dopo di lei verranno altri e poi ancora altri. Incanteranno coi -liquidi- come chiama lei il denaro e questo paese diventerà un villaggio per vacanze senza storia. Non abbiamo bisogno di questo. Il paese non diventerà mai il rozzo luna park estivo che le immagina. Non le piace il silenzio? Racconta di noi, lo sa Caccese? Forse per questo le fa tanta paura. E il vento che si alza all’improvviso non la fa sentire dall’altra parte del cielo? Altro che luna park! E la luce dell’est che batte tutte le mattine sui vetri della finestra e le ricorda che è di nuovo vivo tra i vivi non le sembra miracolosa? Non le piace andare a piedi? Misurare le cose con il suo passo? Camminare lenti, osservare, pensare che ogni cosa fa parte di te, anche se non la possiedi nel senso catastale? Vivere di se stessi non le sembra uno stato di grazia? Abbiamo bisogno di piccole cose semplici, Caccese. L’odore del pane di Filomena, il rumore del vento, le storie di Maria. Lei non conosce nessuno che non sia come lei. Questo paese non trarrà vantaggio dal diventare un ritrovo turistico, gestito da un piccolo camorrista come lei…” da L’ordine dell’addio – Diabasis 2006

Giornale minimo di Alessandro Scansani

eRoads n.48, marzo 2011

pubblicata da Diabasis il giorno lunedì 28 marzo 2011 alle ore 17.48

   Riemergo dopo tre anni di sofferenza civile e di dolore fisico per un tumore, con poca voglia di moralismi in grasse mutande alla Ferrara barattate per libertà e per un presidente, delle cui balle siamo stanchi e di cui ci vergognamo, un presidente ridicolo con nessun rispetto delle regole, chiunque sia a portarle o a doverle portare, se le regole si devono portare. Non sono mai stato comunista, per cultura, sono stato duramente antifascista con rispetto attuale per Fini, coscientemente repubblicano, e socialista municipale. Sappiamo che la sinistra cela la realtà, la destra spesso la svela. La sinistra rischia di nascondere, non vedere, la destra invece di vedere. Ho apprezzato e apprezzo alcuni ministri e sottosegretari, vedo con disgusto e con vergogna quel codazzo di servi sottosegretari e ministri piduisti di avvocati portati in Parlamento, gli esperti! per salvare Berlusconi dalle istituzioni, dalle regole dagli errori mai ammessi. Se ne torni a casa, alle sue ville, il puritanesimo falso, il moralismo famigliare. E anche la Chiesa con questo presidente ha imparato a vergognarci: la grande Chiesa che fa orrore e la piccola Chiesa che fa tenerezza, come Macondo. 

Se può liberi anche la Mondadori!

   L’editoria ha consumato troppe parole, e la cultura vive di parole che sono vive e libere e che non possono continuare a vivere con vergogna nella menzogna di un popolo. Che qualcuno abbia anche il coraggio o l’orgoglio di dire no. Non è lo stesso personale nuovo, sul tipo di quello napoleonico, che creò una nuova classe politica, amministrativa, militare. Questa, invece, è una classe politica a cui la cultura, e la cultura politica, non interessano, che ride, che si diverte, che non ha il senso della solidarietà, che non ha cura dei nostri figli, che baratta la cura dei tumori per il milleproroghe. Mi auguro che mio figlio rimanga ancora a lungo al suo dottorato di Honkong.

perchè Fuori Misura

Anni fa ho pubblicato un libro di racconti. Si intitolava Fuori Misura.

Parlavo di corpi mostruosi, di desideri mangerecci, di solitudini morbose, di pettinatrici di morti.

Fuori misura è la vita di chi guarda al mondo con occhi traversi.

Di chi cerca di dare parole, forma, colore e suono ad un’ ossessione.

Fuori misura è la vita di chi scrive.

 

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