Hannah Arendt a Walter Benjamin

hannah arendt

W.B. (1942)

Di nuovo ritorna la sera,

la notte cade giù dalle stelle:

giaciamo con le membra distese

nelle vicinanze, nelle lontananze.

Dall’oscurità risuonano

piccole dolce melodie.

Ascoltandole cresciamo,

allentiamo finalmente i ranghi.

Voci lontane, vicini affanni:

quelle  voci  quei morti,

che spingemmo avanti come messaggeri

per guidarci  nel sonno leggero.

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La tecnica dello scrittore in tredici tesi di W.Benjamin

1. Chi intende procedere alla stesura di un’opera di vasto respiro, sia dia buon tempo e al termine della fatica giornaliera si conceda tutto ciò che non ne pregiudica la continuazione.

2. Parla di quanto hai già scritto se vuoi, ma non darne lettura finchè il lavoro è in corso. Ogni soddisfazione che in tal modo ti procurerai rallenterà il tuo ritmo. Seguendo questa regola, il desiderio crescente di comunicare diverrà alla fine uno stimolo al compimento.

3.Nelle condizioni di lavoro cerca di sottrarti alla mediocrità della vita quotidiana.Una mezza quiete accompagnata da rumori banali è degradante. Invece l’accompagnamento di uno studio pianistico o di uno strepitìo di voci può rivelarsi non meno significativo del silenzio tangibile della notte. Se questo affina l’orecchio interiore quello diventa il banco di prova di una dizione la cui pienezza soffoca in sé perfino i rumori discordanti.

4. Evita strumenti di lavoro qualsiasi. Una pedante fedeltà a certi tipi di carte, a penne e inchiostri ti sarà utile. Non lusso, ma dovizia di codesti arnesi è indispensabile.

5. Non lasciar passare in incognito nessun pensiero e tieni il tuo quaderno di appunti con lo stesso rigore con cui l’autorità tiene il registro dei forestieri.

6. Rendi la tua penna sdegnosa verso l’ispirazione ed essa attirerà a sè con la forza del magnete. Quanto più lento sarai nel decidere di mettere per iscritto un’intuizione, tanto più matura essa ti si consegnerà. Il discorso conquista il pensiero, ma la scrittura lo domina.

7. Non smettere mai di scrivere perchè non ti viene in mente nulla. E’ un imperativo dell’onore letterario interrompersi solo quando c’è da rispettare una scadenza ( un pasto, un appuntamento) o quando l’opera è terminata.

8.Occupa una stasi dell’ispirazione con l’ordinata ricopiatura del già scritto. L’intuizione ne sarà risvegliata.

9. Nulla dies sine linea:sì però qualche settimana.

10 Non considerare mai perfetta un’opera che ti abbia tenuto al tavolino dalla sera fino al giorno fatto

11. La conclusione dell’opera non scriverla nel solito ambiente di lavoro. Non ne troveresti il coraggio.

12. Gradi della composizione: pensiero, stile , scrittura.Il senso della bella copia èche in questa fase l’attenzione va ormai solo alla calligrafia. Il pensiero uccide l’ispirazione, lo stile vincola il pensiero, la scrittura ripaga lo stile.

13. L’opera è la maschera mortuaria della concezione.

Bambino che legge di Walter Benjamin

 

Dalla biblioteca scolastica riceve un libro. Avviene nelle classi inferiori la distribuzione. Solo di tanto in tanto si azzarda alla preferenza. Spesso, con invidia, si vedono finire in altre mani libri ardentemente desiderati. Alla fine si riceveva il proprio. Per una settimana si era prigionieri del turbinio del testo, che lieve e segreto, fitto e incessante ti avvolgeva come neve. Vi si entrava con sconfinata fiducia. Silenzio del libro che invitava ad andare avanti, avanti!Il suo contenuto non era importante. Perché la lettura cadeva ancora nel tempo in cui, a letto, si inventavano storie sul proprio conto. Di queste il bambino segue le tracce mezzo cancellate. Leggendo si tura le orecchie; il suo libro poggia sul tavolo troppo alto e una mano è sempre sulla pagina. Per lui le avventure dell’eroe van lette ancora, in quel turbine di lettere, come si leggono figure e messaggi in quello sfarfallio di fiocchi. Il suo respiro è dentro l’aria degli eventi, e tutte le figure gli alitano in faccia. Lui si mescola ai personaggi assai più dell’adulto. E’ colpito oltre ogni dire dalla vicenda e dalle parole che vi si scambiano, e quando si alza è tutto coperto dalla nevicata di quel che ha letto.

 

Walter Benjamin “ Strada a senso unico scritti 1926-27” Einaudi 1983

Maria Zambrano

IL CENTRO E IL PUNTO PRIVILEGIATO

Si tende a pensare che il centro di se stessi si trovi ben dentro la nostra persona. Ciò evita a quest’ultima di preoccuparsi di ciò che si muove nell’intimo. Il movimento più intimo non può essere che quello del centro stesso. E questo anche quando s’intenda il vivere come un’esigenza di intima trasformazione.

La proprietà del centro è di attrarre, di raccogliere intorno a sé tutto quanto procede disperso. Il che comporta che esso sia sempre immobile.

E il centro ultimo lo ha da essere, immobile. Mentre nell’uomo, creatura tanto subordinata, il centro dev’essere quieto, che non è lo stesso che immobile. È proprio la quiete, al contrario, a consentire al centro di muoversi a modo suo, in conformità alla sua incalcolabile “natura”.

Non c’è atto umano che non si verifichi seguendo una scala, senza dubbio ascendente, con la minaccia, raramente evitata del tutto, della caduta. Una scala che, per quanto seguita con una certa continuità, conosce periodi decisivi, tappe, indugi.

da : Maria Zambrano “Chiari del bosco” Bruno Mondadori Editore,2007