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“Come si genera la poesia” di Rainer Maria Rilke

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Per un solo verso si devono vedere molte città,

uomini e cose, si devono conoscere gli animali,

si deve sentire come gli uccelli volano,

e sapere i gesti con cui i fiori si schiudono al mattino.

Si deve poter ripensare a sentieri in regioni sconosciute,

a incontri inaspettati

e a separazioni che si videro venire da lontano,

a giorni d’infanzia che sono ancora inesplicati,

ai genitori che eravamo costretti a mortificare

quando ci porgevano una gioia e non la capivamo,

a malattie dell’infanzia che cominciavano in modo così strano

con tante trasformazioni così profonde e gravi,

a giorni in camere silenziose, raccolte,

e a mattine sul mare, al mare, a mari, a notti di viaggio

che passavano alte rumoreggianti e volavano con tutte le stelle,

e non basta ancora poter pensare a tutto ciò.

Si devono avere ricordi di molte notti d’amore,

nessuna uguale all’altra, di grida di partorienti,

e di lievi, bianche puerpere addormentate che si schiudono.

Ma anche presso i moribondi si deve essere stati,

si deve essere rimasti presso i morti

nella camera con la finestra aperta

e i rumori che giungono a folate.

E anche avere ricordi non basta.

Si deve poterli dimenticare, quando sono molti,

e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino.

Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono.

Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto,

senza nome e non più scindibili da noi,

solo allora può darsi che in una rarissima ora

sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso.

Da “I quaderni di Malte Laurids Brigge”

Due poeti austriaci:Peter Handke e Jürgen Theobaldy

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Peter Handke

La donna mancina

Lei saliva con altri da una stazione del metro
mangiava con altri a una tavola calda
aspettava con altri in una lavanderia
ma una volta l’ho vista da sola
davanti a un giornale murale

Usciva con altri da un grattacielo d’uffici
si pigiava con altri ad una bancarella
era seduta con altri presso un campo-giochi di sabbia
ma una volta l’ho vista dalla finestra
giocare a scacchi da sola

Era sdraiata con altri su un prato del parco
rideva con altri in un labirinto di specchi
gridava con altri sull’ottovolante
e poi sola la vidi soltanto
camminare nei miei desideri

Ma oggi nella mia casa aperta:
la cornetta era girata dall’altra parte
la matita era a sinistra dell’agenda
a sinistra la tazza del tè
e il manico pure a sinistra
e vicino la mela sbucciata in senso inverso
(e non finita di sbucciare)
le tende raccolte a sinistra
e la chiave della porta di casa
nella tasca sinistra della mia giacca
Ti sei tradita, o mancina!
O era per lasciarmi un messaggio?

Vederti IN UN CONTINENTE STRANIERO io vorrei
perche’ finalmente in mezzo agli altri ti vedrei sola
e tu fra mille altri vedresti ME
e finalmente ci verremmo incontro.

 

Jürgen Theobaldy

Neve in ufficio
‘Zweiter Klasse’, 1976 – Traduzione di Gio Batta Bucciol

Una certa nostalgia di palme. Qui
è freddo, ma non soltanto. I tuoi baci
al mattino sono pochi, poi sto seduto
otto ore qui in ufficio. Anche tu sei
una reclusa e non possiamo
telefonarci. Alzare il ricevitore
e origliare? Telefono, perché il tuo
polso batte solo per altri? Qualcuno chiede:
“Come stai?”, e senza attendere risposta
è già fuori dalla stanza.v
Che cosa può muovere l’amore? Io calcolo
i prezzi e vengo calcolato. Tutti i pezzi di ricambio,
le parti di caldaia, i bruciatori a olio, tutti passano
per la mia testa come numeri, nient’altro.
E anch’io passo attraverso qualcuno
come un numero. Ma alla sera vengo da te
con tutto quello che sono. Scienziati
scrivono che anche l’amore è
una relazione produttiva. E dove sono
le palme? Le palme si mostrano sulla spiaggia
di una cartolina illustrata; e noi, supini,
le contempliamo. Al mattino ritorniamo
in ufficio, ognuno al suo posto.
Con un numero, come il telefono.

Georg Trakl

 

 Canto di Barbablu.

Il velo, il mirto in capo alla sposa le sorelle donano.
A sera giunge il promesso; a lei di veder sua sembianza,
non fu finora concesso. Nessuno sa donde sia.
Inquieta sorride al suo giungere
la madre sua.
I devoti in segno di croce congiungere
voglion le braccia
se lui la sposa abbraccia.
La videro uscire appena di casa,
la sposa piangente di lacrime un groppo;
di notte poi, coi cavalli, al galoppo:
e chi più li vide laggiù?

Chi dice che l’occhio suo spento io colsi
quando per nozze le chiome disciolsi?
Di che m’accusate, campane? A gloria, invece,
esultate!
Chi dice a lei muta di putredine la bocca giacente
da quando la notte con lei mi giacqui?
Oh, taci, dunque taci, canzone leggera, ma triste,
triste infinitamente.
Chi dice che aperta una tomba si leva
che nello sguardo l’inferno mi svela?
Se solo il mio cuore,
lo conoscesse.
Se sicuro mi fosse. Pietà, Gesù Cristo!
di me, pietà.
Misericordia.

A favolosa fanciulla sposo fu un drago. Fiera si leva
in bosco sua torre.
Ma il suo bosco, dov’è? Di notte l’ha sposata; il
cuore le ha sbranato.

Lo senti, l’uccellino, come grida?

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Ancora Ingeborg

Tage in Weiß

In diesen Tagen steh ich auf mit den Birken
und kämm mir das Weizenhaar aus der Stirn
vor einem Spiegel aus Eis.

Mit meinem Atem vermengt,
flockt die Milch.
So früh schäumt sie leicht.
Und wo ich die Scheibe behauch, erscheint,
von einem ländlichen Finger gemalt,
wieder dein Name:  Unschuld!
Nach so langer Zeit.

In diesen Tagen schmerzt mich nicht,
daß ich vergessen kann
und mich erinnern muß.

Ich liebe. Bis zur Weißglut
lieb ich und danke mit englischen Grüssen,
Ich habe sie im Fluge erlernt.

In diesen Tagen denk ich des Albatros’,
mit dem ich mich auf-
und heriiberschwang
in ein unbeschriebenes Land.

Am Horizont ahne ich,
glanzvoll im Untergang,
meinen fabelhaften Kontinent
dort drüben, der mich entließ
im Totenhemd.

Ich lebe und höre von fern seinen Schwanengesang!

Giorni in bianco

In questi giorni, mi levo con le betulle
e sulla fronte ravvio le ciocche di frumento
davanti a uno specchio di ghiaccio.

Amalgamato al mio respiro
sfiocca il latte:
così di buon’ora ha facile schiuma.
E dove il vetro appanno con l’alito
appare, dipinto da un dito infantile,
ancora il tuo nome: innocenza!
Dopo tanto tempo.

In questi giorni, non mi duole
di sapere dimenticare
e di essere costretta a ricordare.

Amo. Fino all’incandescenza io amo,
e ne ringrazio biblicamente il cielo.
L’ho imparato in volo.

In questi giorni, io ripenso all’albatro
che mi ha sollevata e trasportata
in un paese che è un foglio bianco.

All’orizzonte immagino,
fulgido nel suo tramonto,
il mio favoloso continente
laggiù, che mi ha congedata
già rivestita del sudario.

Vivo, e da lontano ascolto il suo canto del cigno!

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Saggio sulla stanchezza di Peter Handke

…Quanto temibile, per esempio, era il tipo di stanchezza che poteva ingenerarsi insieme ad una donna. No,questa stanchezza non si ingenerava, si verificava come processo fisico; come scissione. E non colpiva mai soltanto me, ma sempre al contempo anche la donna, quasi che, al pari di un brusco cambiamento del tempo, venisse fuori,dall’atmosfera, dallo spazio. Giusto si giaceva o si stava o sedeva in due, così, naturalmente e da un momento ll’altro ci si ritrovava divisi. Un momento del genere era sempre di spavento, a volte addirittura di terrore, come in una caduta…Ma non serviva a niente, i due già precipitavano,inarrestabilmente, da parti opposte, ciascuno nella sua personale stanchezza, non la nostra, ma la mia qui e la tua là. Puà darsi che in questo caso la stanchezza fosse solo un altro nome per l’insensibilità o l’estraneità, ma per l’oppressione che gravava sull’ambiente era la parola adeguata alla cosa…

Pomeriggio di uno scrittore di Peter Handke

Da quando una volta, quasi per un anno, era vissuto immaginando di aver perso il linguaggio, per lo scrittore ogni frase che scriveva e con la quale avvertiva anche la spinta alla possibile prosecuzione era diventata un avvenimento. Ogni parola che, non parlata, bensì in forma di scrittura, annunciava la prossima, gli faceva tirare un respiro di sollievo e lo ricollegava al mondo; soltanto con questo felice annotare per lui cominciava il giorno , e poi, così comunque pensava, fino al mattino seguente poteva anche non accadergli più nulla. Continua a leggere