Sono un piccolo agente di commercio di Angelo Maria Ripellino

Angelo Maria Ripellino, Notizie dal diluvio Sinfonietta Lo splendido violino verde

Sono un piccolo agente di commercio,
con referenze e conoscenza di qualche linguaggio,
e con la bombetta sul capo come i cocchieri di Ostenda,
e un pastrano topesco e lercio.
Smanio e recito perché qualcuno mi senta
e si accorga che esisto.
Scrivo la sera, come suol dirsi, a tempo perso,
perché le crevettes non abbiano freddo al mercato.
Scrivo i miei sfoghi di povero cristo,
smanio e racconto come un vecchio soldato,
ma non ho più la parlantina occorrente,
e il campionario è già stinto,
il mio albero di metafore un tempo stupende,
e la scrittura è decrepita, stolta.
Dov’è il mio furore di vivere, il mio barocco?
Stanco, mi fermo a guardare con invidia talvolta
la dolce follie dei bambini che giuocano.

[Angelo Maria Ripellino, Notizie dal diluvio Sinfonietta Lo splendido violino verde, Torino, Einaudi 2007, p. 160]

 

È tanto che non ti scrivo di Angelo Maria Ripellino

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È tanto che non ti scrivo. Non ho tue notizie. Ma sempre

spero che un giorno tu possa tornare

nella città che hai cantato.

Come stupide navi si dissolvono gli anni.

Io recito al Wolker. Sono serena. Il passato

lo tengo lontano, sui margini, come un intruso.

C’è solo un filo di ignobile malinconia,

che trapela talvolta di sotto una porta,

ma io riesco a tagliarlo, fingendomi ottusa

e decrepita come una mummia di Strindberg.

La primavera ha inondato di bionde forsythie

la piccola casa in cui vivo, in cui studio le parti.

Com’è duro parlarsi a distanza,

quando l’armadio del cuore

vorrebbe aprirsi in un fiotto di chiacchiere.

Eppure vedrai, se verrai: dopo secoli

non avremo che dirci, vi sarà solo un attònito,

goffo, appallottolato, bruciante silenzio.

 

Angelo Maria Ripellino

 

da “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976