La recensione di Lia Tino

 

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Venerdì, 12 maggio ore 19.00
Presentazione del libro
di Emilia Bersabea Cirilllo
“Potrebbe trattarsi di ali” – L’iguana editrice
Con l’autrice intervengono
Carla Perugini- Università di Salerno
Generoso Picone-Direttore Il mattino-AV

La recensione di Lia Tino
Gli intensi, profondi, a volte crudi racconti dell’ultimo libro di Emilia Bersabea Cirillo “Potrebbe trattarsi di ali”, L’Iguana editrice, ruotano tutti intorno ad un tema mai così attuale e tanto presente nella vita di ognuno di noi: la solitudine.
Chi sono i personaggi che vivono questa esperienza?
Sono donne, ma non solo, a prescindere dal genere sono persone che a causa di fattori esterni perdono la capacità di rapportarsi all’altro, si relazionano unicamente al proprio “io” allontanano il “noi”.
Neppure il dolore che ha bisogno di relazione e comunicazione per trovare quel sollievo che deriva dal non chiudersi in se stessi, nella propria solitudine, riesce a vincere l’estremo individualismo presente nei personaggi.
Il testo offre una varietà di situazioni ed ecco Colomba, detta Beba, trascorre una vita agiata a “rammendare tempo e pensieri”, a lamentarsi di due piccoli bozzi, nati fra le scapole “forse… delle ali” ma, soprattutto, a nascondere, anzitutto a se stessa, il senso di colpa per l’allontanamento dei figli.
C’è Laura una donna appagata da un lavoro di responsabilità e da un uomo, Peppino, che riempie la sua vita. In due anni Laura perde tutto, amore e lavoro, si lascia vincere dall’apatia e dall’indifferenza verso tutti e tutto.
Il filo spezzato del rapporto con gli altri si riannoda grazie ad un’amica e all’improvviso bisogno di aiutare gli ultimi, i migranti che rischiano di morire nel mare nero e tempestoso.
Vinco la tentazione di parlare di ogni racconto e mi soffermo su “Come si fa a dire se” il più interessante e complesso dei sette racconti.
Ha una struttura “a quadro”: c’è la cornice, la scuola di scrittura creativa tenuta da Sara in una libreria del centro storico di Avellino; c’è la storia di Giovanna che si iscrive al corso di scrittura per reazione ad una vita piatta e sempre uguale: c’è il personaggio di Doree creato da Alice Munro in uno dei suoi racconti, “giovane madre di 3 figli soggiogata dal marito, impaurita dalla solitudine ma che riesce a trasformare una tragedia familiare, l’uccisione dei due figli, in un dono d’amore”; c’è infine Natalina che vive drammaticamente scissa dalla realtà, chiusa in un antico sogno infantile “avevo una casetta piccolina in Canada con vasche, pesciolini e fiori di lillà”.
I sette racconti scaturiscono da una comune visione: è difficile vivere, raggiungere la felicità o almeno la serenità è quasi impossibile, particolarmente per le donne soggette, a tutte l’età, da infinite vicende e attraversamenti fisici e psicologici. Sono storie a volte crudeli, spesso tristi, che tuttavia catturano l’attenzione e l’emozione del lettore grazie soprattutto ad una scrittura non solo scorrevole e lineare ma poetica e immaginifica.
La scrittrice nel susseguirsi dei periodi, a volte dei righi, ha la capacità di guardare con occhi nuovi ogni cosa, anche la più comune e banale, grazie, anche, al continuo uso di paragoni e metafore brevi, alla Emily Dickinson.
La poetessa americana usa questa tecnica nella poesia (“Bussa il vento come un uomo stanco… poi bussa come un uomo timido”; “Piantano sorrisi come semi”; “Odori come spezie addormentate”; “Attese come le parole di un amante”).
Emilia riesce a farlo nella prosa (“Vive nel suo corpo come in uno scafandro; “Il racconto aveva un tono sommesso come se stesse per spezzarsi”; “Montagne azzurre come caterve di nontiscordardime”; “Sentiva scollarsi di dosso l’involucro che la proteggeva come un oggetto coperto di polvere”).
In ultimo ricordo l’immagine tenere e dolcissima di Avellino, fondale dell’intero testo:…“l’aria stropicciata di un vestito mai stirato che aveva in certi giorni di vento”.

2° rassegna di narrativa Angolazioni presso la libreria L’Angolo delle storie- Avellino

prete ad avellino 2

Antonio Prete, Consiglia Aquino e (seduta) Emilia Bersabea Cirillo

La libreria L’angolo delle storie è nata per essere una libreria per ragazzi, da un desiderio della fondatrice , la sensibile e colta professoressa Lia Tino. E’ una libreria arancione e verde, dove, appena entrato, percepisci che un giardino incantato può essere anche fatto da margheritone di legno che ti solleticano dai lati degli scaffali. I colori e l’odore della carta ti accompagnano nella ricerca di libri fantastici  sia nel titolo che nel contenuto e nelle forme. Fa da guida  Consiglia Aquino, la  nuova proprietaria, una sorta di Virgilia delle storie, che inforca gli occhiali, minuti per il suo viso minuto, e legge brani del libro scelto al bambino stupefatto.

E poi ci sono le caramelline allo zucchero, i dolcetti al cioccolato, acqua fresca, te, caffè, succhi  per gli accompagnatori, che cedono al fascino delle storie, esattamente come i  bambini che furono.

In questo spazio ai margini del centro storico di Avellino, l’ex rampa sant’Antonio Abate,  in quello che fu, prima del terremoto, uno dei quartieri più antichi e poveri della città, la libreria è diventata un luogo calamita, dove ci si da’ appuntamento per fare due chiacchiere, per parlare di libri e anche di quello che si vive in città. Molte associazioni fanno capo a Consiglia, ricorrendo alla sua ospitalità, per riunioni e per organizzare eventi: basti pensare agli amici della Dogana, a centro storico social district, alla scuola di teatro Vernicefresca, al gruppo di biblisti, a “IostoconErri, ai Presidi del libro.

E così, conoscendo Lia Tino da sempre e Consiglia Aquino da anni, essendo entrambe di Atripalda, abbiamo pensato di dar vita a incontri mensili con autori, perché ci parlassero, dal loro punto di vista, dal loro angolo, appunto, delle cose che scrivono, del perché scrivono, della loro storia letteraria e anche umana, del qui e dell’ora.

L’anno scorso la rassegna, che ha avuto ospite Antonella Cilento, Antonella Ossorio, Antonella del Giudice, Gabriella Genisi, Monica Pareschi, Luisa Cavaliere, Bruno Nacci,  si è conclusa con una indimenticabile lezione magistrale del prof. Antonio Prete su Giacomo Leopardi. La parte colta e curiosa della città ha affollato la libreria ed è rimasta, fino alla lettura dell’Infinito, in un ammirato silenzio.

Sull’onda dell’entusiasmo che ancora viviamo pensando a quell’incontro, sperando sempre in un pubblico curioso e affezionato, abbiamo organizzato quattro appuntamenti di narrativa  che qui sotto vi proponiamo.

Primo  della rassegna letteraria, il 25 settembre, con la scrittrice, finalista del Premio Strega 2014, Antonella  Cilento che presenterà ben due opere: “Bestiario Napoletano”, edito dalla Laterza e “La Madonna dei Mandarini”, pubblicato dalla casa editrice NN. Interverranno con l’autrice, Emilia Bersabea Cirillo e Carla Perugini.

Il 16 ottobre sarà il poeta Bruno Galluccio, con la Cirillo e Claudio Iandolo ad introdurci ne “La misura dello zero” – Einaudi.

L’interessante e necessario punto di vista dell’ultimo lavoro letterario di Generoso Picone  dal titolo “Matria” pubblicato dalla casa editrice irpina Mephite sarà al centro dell’incontro del 23 ottobre e che vedrà discutere insieme al direttore dell’edizione Avellino de Il Mattino anche Giuseppina De Rienzo, Franco Festa e la curatrice della rassegna.

L’ultimo appuntamento, il 20 novembre, è con Wanda Marasco, scrittrice finalista del Premio Strega 2015 che presenterà – insieme alla Cirillo e a Claudia Iandolo – al pubblico avellinese “Il genio dell’abbandono” edito da Neri Pozza.

Non ci resta che andare a cominciare.

ANGOLAZIONI cop